Mark to market, sei elemento essenziale e determinabile?

Operazioni di investimento su contratto “monofirma” e prescrizione dei diritti risarcitori

Una recente sentenza di merito si è espressa con riferimento alla nullità del c.d. contratto monofirma, affermando, da un lato, che la sottoscrizione del funzionario della banca “per autenticità” è valida ai fini della corretta conclusione del contratto e, dall’altro, che sussiste la possibilità di “convalidare” il contratto nullo anche in forma implicita.

Un investitore citava in giudizio una banca, formulando domanda di risoluzione per inadempimento e di risarcimento del danno in relazione a tre ordini di acquisto in titoli di debito della Repubblica Argentina conferiti tra il 1999 e il 2001.

Costituitasi in giudizio, la banca sollevava l’eccezione di prescrizione della domanda attorea e, nel merito, chiedeva la reiezione delle domande in quanto infondate.

Con il deposito della comparsa conclusionale, l’investitore avanzava domanda di nullità del contratto di negoziazione, ricezione e trasmissione ordini per assenza della sottoscrizione della banca, sulla scorta dei noti precedenti giurisprudenziali formatisi nel 2016.

Il Giudice – prima di esaminare la quesitone – si premura di dare evidenza del fatto che “si tratta della nota problematica della validità dei cosiddetti contratti monofirma, che, per quanto consta, si trova attualmente anche all’esame delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, visto il contrasto di opinioni che si è registrato intorno a tale validità”.

Entrando poi nel merito della disputa, l’eccezione di nullità viene rigettata per una serie di argomentazioni, ossia:

l’esistenza della sottoscrizione della banca, pur nella indicazione del visto per autenticità;

la possibilità per il cliente di convalidare il contratto per fatti concludenti.

Il Giudice, poi, a fronte della dedotta eccezione di prescrizione sollevata da parte della banca in merito alla domanda risarcitoria, riconosce che le missive inviate in sede di reclamo non potevano costituire validi atti interruttivi della prescrizione in quanto genericamente formulati: “per avere efficacia interruttiva della prescrizione un atto stragiudiziale deve contenere, oltre alla chiara indicazione del soggetto obbligato (elemento soggettivo), l’esplicitazione di una pretesa e l’intimazione o la richiesta scritta di adempimento, idonea a manifestare l’inequivocabile volontà del titolare del credito di far vale-re il proprio diritto nei confronti del soggetto indicato, con l’effetto sostanziale di costituirlo in mora (elemento oggettivo) (Cass., 24116/2016)”.

In particolare, il Tribunale adito ravvisa che “nelle missive oggetto di questo esame, non è presente il predetto elemento oggettivo e certo non valgono in tal senso né la mera riserva contenuta nella seconda lettera di procedere per eventuali danni subiti nell’operazione né la esplicita dicitura contenuta nella prima lettera secondo cui essa costituirebbe in ogni caso “formale atto di interruzione della prescrizione di atto di richiesta di risarcimento danni e/o nullità del contratto”.

Trib. Vicenza, 11-5-2017, n. 1356 

Carlo Giambalvo Zillic.zilli@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Mark to market, sei elemento essenziale e determinabile?

La banca non risponde in solido con il promotore finanziario che opera al suo interno, per il danno ...

Contenzioso finanziario

L’informativa nel contratto

La decisione in esame riguarda un caso di opposizione alla irrogazione di una sanzione da parte dell...

Contenzioso finanziario

Mark to market, sei elemento essenziale e determinabile?

Con una recente sentenza, il Tribunale di Bergamo compone un altro tassello nell’inquadramento dog...

Contenzioso finanziario

X