Contratti Bancari

Operazioni in conto corrente ed obblighi di monitoraggio della banca

– di Dionigi Scano, in Giurisprudenza Commerciale, n. 38.3/11, pag 605

Cass., 31 marzo 2010, sez I, n. 7956

Massima: “Nonostante la banca non abbia alcun dovere generale di monitorare la regolarità delle operazioni ordinate dal cliente, nondimeno, in presenza di circostanze anomale idonee a ledere l’interesse del correntista, la banca, in applicazione dei doveri di esecuzione del mandato secondo buona fede, deve rifiutare l’esecuzione o almeno informare il cliente”. (leggi la sentenza per esteso)

Nella pronuncia oggetto di commento, la Suprema Corte affronta, in un caso particolare, il tema della responsabilità della banca in operazioni di conto corrente, giungendo ad affermare la configurabilità di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale della banca allorché si ravvisi da parte della stessa violazione dei doveri di diligenza, di correttezza e di buona fede.

La fattispecie concreta attiene al pagamento di un assegno bancario tratto da uno dei suoi amministratori di una società a responsabilità limitata a proprio favore in un contesto fattuale in cui la banca avrebbe dovuto avere consapevolezza della dannosità dell’operazione per la società cliente, stante l’evidente conflitto di interessi in cui veniva a trovarsi l’amministratore.

A carico della banca viene configurata sia una responsabilità di natura contrattuale per violazione dei doveri di esecuzione della convenzione di assegno secondo correttezza e buona fede gravanti sul mandatario, sia una responsabilità extracontrattuale per lesione del diritto di credito, attraverso il proprio concorso all’inadempimento degli obblighi di fedeltà dell’amministratore verso la società da quest’ultimo amministrata.

Secondo la sentenza de qua, la banca sarebbe andata esente da responsabilità solo qualora avesse rifiutato di dare corso all’operazione di disposizione della somma ordinata dall’amministratore ovvero avesse informato la società correntista nella persona del secondo amministratore.

La decisione affronta una tematica di grande rilievo socio economico, date anche le importanti ricadute operative, prevedendo ad esplicitare in concreto la consistenza e la portata dei doveri di monitoraggio e di protezione che incombono sulle banche in favore dei propri clienti: il contenuto della sentenza non è tuttavia innovativo.

Dottrina e giurisprudenza costanti ritengono che le obbligazioni accessorie del mandatario di dare comunicazione od informazioni al mandante in ordine a dati eventi supponga l’esistenza di una più ampia obbligazione del mandatario di dare notizia al mandate di tutti i fatti rilevanti ai fini dello svolgimento del rapporto, come espressione dei generali doveri di diligenza e di buona fede cui il gestore deve uniformarsi nell’esecuzione dell’incarico.

Tale obbligo della banca viene meno solo laddove la circostante che dovrebbero costituire oggetto di informativa sono già conosciute o conoscibili da parte del cliente.

La norma di riferimento, per evocare la responsabilità della banca, è individuata nella disciplina di cui all’art. 1856, comma 1 c., nella parte in cui vi è il rinvio alla normativa del mandato.

Fermo restando la necessità che gli istituti di credito adottino modelli organizzati adeguati alla tipologia di operazioni poste in essere, in ogni caso secondo le best practises del settore, le norme del mandato permettono di affermare l’esistenza di un obbligo di comunicazione / informazione a carico della banca in favore del cliente avente ad oggetto ogni circostanza, di contenuto rilevante ai fini dello svolgimento del rapporto, anche se precedente al conferimento del mandato ma che si supponga ignorata dal mandate, che attenga all’esecuzione di incarichi ricevuti, obbligo che viene considerato espressione del principio di esecuzione del contratto secondo buona fede a cui deve uniformare la propria condotta il gestore di affari altrui.

La banca ha inoltre il dovere potere di discostarsi dalle istruzioni ricevute qualora intervengano nuove circostanze ignorate dal cliente e non tempestivamente comunicabili, che facciano ragionevolmente ritenere che il cliente non avrebbe approvato.

Infatti, gli obblighi relativi all’informazione del cliente ed al rifiuto di eseguire certe attività potenzialmente lesive dell’interesse del mandate, seppur rientranti nell’oggetto dell’incarico conferito alla banca, vengono ricondotti ai doveri di esecuzione del contratto secondo buona fede e non ai doveri di diligenza.

(Giuliana Poggi – g.poggi@lascalaw.com)

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