Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Operazioni di raccordo? No in caso di lacune gravi

Segnaliamo oggi una sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Milano relativa ad una azione di ripetizione dell’indebito su conto corrente, svolta da un correntista avverso una banca a fronte di un corredo documentale contestato tra le parti.

Questo il principio nodale della parte motiva della pronuncia: Le risultanze della CTU devono essere in grado di permettere la ricostruzione dei movimenti non solo sotto un astratto profilo meramente contabile, ma anche di verificare il complessivo andamento del rapporto di conto corrente, individuandone tutti i movimenti più rilevanti, al fine di pervenire ad un risultato finale che non si risolva in una mera ipotesi astratta, bensì in un importo effettivamente il più possibile attendibile ed aderente al reale andamento del conto corrente –in tal senso, questa stessa Corte distrettuale, con le sentenze n.4998/19, n.2058/20.

Nella fattispecie, nonostante il periodo oggetto di analisi fosse ampio, la serie di estratti conto offerti da parte attrice non risultava né continua né completa presentando, per non poche annualità, delle mancanze significative.

Era lo stesso CTU, in effetti, a dare atto durante le operazioni peritali del fatto che gli estratti conto bancari versati integrassero una produzione parziale e carente, che non consentiva la completa ininterrotta ricostruzione del rapporto e dei movimenti intervenuti sullo stesso dalla sua istituzione sino all’ultima operazione annotata nell’ultimo estratto conto, disponibile in atti, con evidenti “limiti”, in particolare, per la rideterminazione degli interessi.

Ed era sempre il CTU ad esplicitare di aver colmato i periodi per cui non risultano prodotti gli estratti conto, con l’inserimento delle c.d. “operazioni di raccordo” e ad osservare che la mancata acquisizione integrale degli estratti conto relativi all’intero periodo oggetto di indagine comportava l’impossibilità di individuare tutti i movimenti intervenuti e, quindi, di ricostruire compiutamente il rapporto che presenta inevitabilmente delle lacune.

La ricostruzione operata veniva ritenuta sufficiente dal Tribunale così da considerare le risultanze contabili, attendibili.

Sottoposta a gravame la sentenza da parte della Banca, opposta, invece, è stata la valutazione della Corte d’Appello. Infatti   occorre muovere dal rilievo per cui, trattandosi, qui, di domanda di ripetizione d’indebito, per nullità contrattuale, proposta dal correntista verso la banca, l’attore è, di regola, per un verso, tenuto, ex art. 2967 cc, a dimostrare l’inesistenza della causa giustificativa dei pagamenti effettuati, sia mediante la produzione del contratto che contiene siffatte clausole, senza poter invocare il principio di vicinanza della prova al fine di spostare detto onere in capo alla banca, dato che ciascuna delle parti acquisisce normalmente la disponibilità del documento al momento della sottoscrizione dello stesso (Cass.n.33009/19); e, per altro verso, il medesimo ha l’onere di documentare l’andamento del rapporto con la produzione di tutti quegli estratti conto che evidenziano le singole rimesse suscettibili di ripetizione in quanto riferite a somme non dovute (Cass.n.24948/17).

Ora, è noto che, laddove la prova offerta dalla parte sia carente, giurisprudenza tenda a concederne un’integrazione mediante consulenza contabile. La Corte, però, precisa che l’integrazione in parola non può che avvenire sulla base delle deduzioni di parte (Cass.n.31187/18, n.29190/20), e, perciò, sulla scorta di elementi probatori idonei a suffragarne l’attendibilità.

In altri termini, il risultato delle operazioni contabili di riconteggio e rideterminazione del saldo deve raggiungere un grado di approssimazione vicino alla certezza, esito che, nel frangente in esame, era impraticabile a causa dell’assenza di una copiosa mole di materiale contabile che non permetteva la ricostruzione del reale andamento del rapporto negoziale, tramite compiuta analisi dei singoli movimenti.

All’accoglimento del gravame è seguita la regolazione delle spese di lite secondo la regola della soccombenza, ex art.91 cpc..

Corte d’Appello Milano, 24 giugno 2021

Giorgio Zurru – g.zurru@lascalaw.com

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