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Opera di architettura e danno morale

La tutela autoriale del progetto di architettura si estende anche alle componenti non progettate dall’architetto, ma necessitate, nella forma e materiali, dall’opera di questo? In altri termini, dov’è il confine tra opera protetta e elemento creativo autonomo quando i singoli componenti di un’opera complessa sono complementari (modulari direi) l’uno rispetto all’altro?

È questa la difficile domanda a cui ha dovuto rispondere il Tribunale e poi la Corte di Appello di Venezia.

Il caso.

Il famoso architetto veneziano Gianni Rigo nel 2009 progettava per la sede di una banca territoriale un corpo di fabbrica consistente in una scala elicoidale con ascensore cilindrica al centro. L’ascensore in questione veniva realizzata da ditta specializzata, la Belletti S.r.l., sulla base di specifiche tecniche dell’architetto stesso.

Nel 2013, completata l’opera, la Belletti inviava alcune fotografie dell’ascensore, e inevitabilmente della scala elicoidale, alla rivista Elevator World per candidatura ad un contest internazionale il cui premio in due categorie veniva poi aggiudicato proprio alla Belletti.

A questo punto il Rigo lamentava la lesione del suo diritto morale per non essere stato citato come effettivo autore dell’opera, che invece, pur in assenza di specifiche didascalie, appariva frutto dell’ingegno della Belletti aggiudicataria del premio.

In primo grado, l’attore otteneva ragione con un risarcimento piuttosto consistente; importo ridotto in appello, dove però la Corte ha comunque confermato le conclusioni del primo grado e riconosciuto il principio fondamentale di unitarietà dell’opera, risolvendo una delicata questione dirimente.

Opera protetta e singoli elementi che la compongono.

Con lucida sintesi, il giudice ha rilevato che l’opera non è parcellizzabile in unità distinte poiché “il progetto ha interessato l’intera struttura e quindi anche l’ascensore all’interno della scala elicoidale che doveva armonizzarsi, per forma, e materiali, all’intero corpo moderno creato” e progettato dal Rigo.

La premessa implicita è che la valutazione del carattere creativo di un’opera è svolta con giudizio complessivo e sintetico dell’opera stessa, e non parziale e arbitrariamente riduttivo. L’identità di espressione di un’opera deve essere valutata nel suo complesso poiché il nucleo creativo, individualizzate della personalità e dell’ingegno dell’autore, è uno e uno soltanto. Tanto più in un’opera architettonica in cui la forma e lo stile di ogni sua parte e dettata dalla forma e stile delle parti adiacenti nonché dall’idea creativa generale sottesa al progetto stesso.

Diritto morale nel caso di mancata pubblicazione nome dell’autore.

La lesione del diritto morale d’autore è quindi ravvisabile nella misura in cui la pubblicazione delle foto non è stata accompagnata dal nome dell’autore dell’opera raffigurata come richiede l’art. 88 della legge sul diritto d’autore (LDA). A nulla vale in proposito richiamare la giurisprudenza che nega la lesione del diritto in parola in caso di semplice omessa menzione del nome dell’autore (es.: Tribunale di Milano, 22 gennaio 2016 in AIDA 2016, n. 1766; Trib. Firenze, 28 aprile 2015, AIDA 2016, II.88/1). Deve infatti riconoscersi che “la pubblicazione delle fotografie relative alla complessa struttura di cui l’ascensore costruito dalla Belletti faceva parte, senza indicazione dell’autore del progetto, abbia comportato, nel caso di specie, una implicita attribuzione a sé [alla Belletti n.d.r.] delle scelte architettoniche relative all’ascensore”.

Pertanto, seppure il nome dell’autore non è stato indicato (o non deve necessariamente essere indicato per il rispetto delle forme d’uso ex art. 8 LDA), la lesione è comunque ravvisabile se, considerato il contesto in cui avviene la pubblicazione, l’opera è implicitamente attribuita ad un soggetto diverso dall’autore.

Conclusioni.

7.000 Euro, tanto vale per la Corte d’Appello la lesione del diritto morale d’autore nel caso in cui la falsa attribuzione dell’opera abbia avuto eco in riviste specializzate con errata attribuzione di un premio internazionale, notizia ripresa anche su quotidiani e riviste nazionali e locali, dove il Rigo svolge la sua professione.

In circostanze come quelle di cui è causa, è difficile, se non impossibile, dimostrare anche il danno patrimoniale (quali occasioni di lavoro, e di che valore, si sarebbero manifestate se il premio fosse stato correttamente attribuito al Rigo?) e occorre accontentarsi del solo danno non patrimoniale, quasi sempre di apprezzamento esclusivamente equitativo del giudice.

Corte d’Appello di Venezia, 11 dicembre 2018, n.3424 (leggi la sentenza)

Francesco Rampone – f.rampone@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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