European Banking Authority: servizi finanziari a distanza e tutela del consumatore

Oneri up front e recurring: tra ipotesi di inapplicabilità e derogabilità dell’art.125 sexies T.U.B.

La dicotomia oneri c.d. up front e oneri c.d. recurring rappresenta ormai da tempo un utile varco attraverso il quale ottenere, a fronte dell’estinzione anticipata del contratto di  cessione del quinto dello stipendio/pensione, una riduzione del costo totale del credito, pari all’importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto.

Il più delle volte, tuttavia, tale richiesta di rimborso fa leva sull’art. 125 sexies T.U.B. (“Il consumatore può rimborsare anticipatamente in qualsiasi momento, in tutto o in parte, l’importo dovuto al finanziatore. In tale caso il consumatore ha diritto a una riduzione del costo totale del credito, pari all’importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto“), che, a dire dell’ABF e di alcune decisioni dei Giudici di Pace, troverebbe applicazione indipendentemente dal fatto che la sottoscrizione del contratto di cessione del quinto sia avvenuta prima o dopo l’inserimento di tale norma nel T.U.B.

E’ necessario però osservare che, essendo il D. Lgs 141/2010 entrato in vigore il 19.09.2010, per i contratti di cessione del quinto stipulati prima della sua entrata in vigore dovrebbe trovare applicazione l’art. 125 T.U.B. antecedente alla riforma, secondo cui “se il consumatore esercita la facoltà di adempimento anticipato, ha diritto a un’equa riduzione del costo complessivo del credito, secondo le modalità stabilite dal CICR”.

Il che condurrebbe a conclusioni diametralmente opposte a quelle raggiunte sino ad oggi da quella parte dell’ABF e della giurisprudenza che ritiene applicabile l’art. 125 sexies T.U.B. anche ai contratti di finanziamento stipulati prima della sua entrata in vigore, ovvero estinti anticipatamente prima di tale data.

Benché, infatti, il previgente art. 125 T.U.B. preveda che “se il consumatore esercita la facoltà di adempimento anticipato, ha diritto a un’equa riduzione del costo complessivo del credito, secondo le modalità stabilite dal CICR”, il Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio non è mai intervenuto a tale proposito.

Ragion per cui, nel caso in cui sia intervenuta l’estinzione anticipata di un contratto di cessione del quinto stipulato prima dell’entrata in vigore dell’art. 125 sexies T.U.B., una riduzione del credito consistente nella restituzione dei soli interessi scalari residui dovrebbe ritenersi inevitabilmente più che legittima, posto l’art. 11 delle preleggi prevede che “la legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo“.

In questa direzione si inserisce la recente decisione del Giudice di Pace di Belluno, il quale, con sentenza n. 7713 del 02.04.2016, ha statuito che: “Secondo l’attrice […omississ…] avrebbe dovuto restituire gli interessi e tutti i costi dovuti per la vita restante del contratto e, per sostenere ciò, fa riferimento all’art. 125 sexies Testo Unico Bancario, norma introdotta con il D.L. n. 141/2010 ed entrata in vigore il 19.09.2010. Per il principio “tempus regit actum” la stessa non potrà, però, essere ritenuta applicabile al caso di specie (art. 11 Preleggi). E, d’altro lato, la comunicazione del Governatore della banca d’Italia del 10.11.2009 e le decisioni degli arbitrati bancari finanziari menzionati dall’attrice non sono norme di legge; in ogni caso vanno comunque contestualizzate di volta in volta, rispetto ai singoli casi”.

E ciò, precisa il Giudice adito, in un contesto in cui, anche a voler prescindere dal suesposto inquadramento sistematico, l’adozione di clausole contrattuali che escludono, per espressa volontà delle parti, la rimborsabilità dei costi residui del contratto, è da considerarsi da sola circostanza più che sufficiente a respingere la richiesta di rimborso, poiché l’art. 125 sexies T.U.B. non può essere considerata una norma inderogabile o imperativa.

Francesco Conciof.concio@lascalaw.com

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