Ipoteca: tutto è immobile finché l’immobile rimane…immobile

Onere probatorio e difese esplicite del correntista

Di indubbio interesse una recente pronuncia del Tribunale di Napoli Nord avente ad oggetto le rituali contestazioni di un cliente di un istituto bancario che agiva ex 2033 c.c. per la restituzione di addebiti asseritamente illegittimi operati su conto corrente.

Il provvedimento si connota per il suo rigore tanto in punto di corretto riparto dell’onere probatorio quanto in ordine alla necessaria, richiesta, specificità dell’atto introduttivo.

Afferma il Giudice: “Nel giudizio promosso dal cliente di un istituto bancario che eserciti l’azione di ripetizione dell’indebito deducendo la contrarietà a norme imperative di determinate condizioni contrattuali, parte attrice ha l’onere sotto il profilo delle allegazioni di rappresentare: la clausola contrattuale illegittima o il comportamento illegittimo della banca, la rimessa compiuta in esecuzione della clausola o del comportamento illegittimo, la natura solutoria della rimessa, la data della rimessa e il procedimento matematico tramite il quale perviene all’indicazione della somma complessiva di cui domanda la restituzione”.

Ciò, al fine di consentire alla banca, di allestire compiutamente la propria difesa, ivi compresa l’eccezione di prescrizione e al Giudice di: 1) verificare l’esistenza della clausola o del comportamento della banca qualificato come illegittimo dal cliente; 2) accertare la conformità alla legge della clausola contrattuale o del comportamento della banca; 3) tramite C.T.U., l’esecuzione della singola rimessa; la natura di ogni singola rimessa, solutoria o ripristinatoria; la fondatezza dell’eccezione di prescrizione della banca con riferimento a ogni singola rimessa”.

Tale puntualità non veniva riscontrata nelle critiche attoree.

Di più.

Con riferimento al processo in commento, parte attrice aveva rinviato per la determinazione delle singole rimesse e il loro calcolo alla relazione peritale depositata in giudizio.

Tale richiamo, integrante un’allegazione implicita, era ritenuto inammissibile atteso che, in base al principio del diritto di difesa di cui all’art. 24 Cost., le allegazioni implicite, quindi, le dichiarazioni che rappresentano gli elementi fondamentali dell’azione e, in particolare, la causa petendi, devono essere portate a conoscenza, unitamente all’atto di citazione, al convenuto per consentire allo stesso di esercitare immediatamente, nel termine libero di cui all’art. 163 bis c.p.c., il proprio diritto di difesa (cfr. SS.UU. 8077/12).

La parte che rinvia per l’allegazione dei fatti costitutivi della domanda alla relazione peritale depositata in giudizio, infatti, preclude alla banca-convenuta di predisporre in modo immediato le proprie difese e di prendere posizione su ogni singola rimessa, imponendogli, invece, in via alternativa l’obbligo di attivarsi ai sensi dell’art. 76 disp. att. c.p.c. per esaminare ed estrarre copia degli atti depositati in giudizio

Il Tribunale, addirittura, escludeva nella circostanza l’applicabilità dell’art. 164 co. 5 c.p.c. del quale fornisce una interpretazione restrittiva così da ritenere sanabili, tramite un provvedimento del giudice diretto a consentire alla parte di emendare un proprio errore con la rinnovazione o integrazione dell’atto di citazione, solo le nullità che, come previste dal testo letterale della disposizione, riguardino alternativamente la causa petendi o il petitum.

Invece, nel caso in cui, come quello in esame, l’omissione e l’assoluta incertezza riguardino tutti i profili oggettivi della domanda il principio di imparzialità del giudice e il canone della ragionevole durata del processo (omissis) impongono di ritenere che nessun termine debba essere concesso dal tribunale per la sanatoria del vizio di nullità come quello in esame che riguarda la mancanza e assoluta incertezza contemporanea della causa petendi e del petitum.

Lapidaria la conclusione cui perviene il tribunale partenopeo. La domanda di parte attrice, che nel dedurre la violazione degli artt. 1283, 1418 co. 2 dei contratti di conto corrente e il pagamento di somme non dovute perché non previste nelle condizioni contrattuali, ha chiesto la ripetizione delle rimesse solutorie eseguite, è nulla (e) quindi deve essere dichiarata inammissibile.

Tribunale Napoli Nord, 13 gennaio 2017, n. 107

Giorgio Zurrug.zurru@lascalaw.com

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