Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Onere della prova, tra ripetizione dell’indebito e “mutui di consolidamento”

Il Tribunale di Viterbo, in una recente sentenza favorevole al nostro Studio, si è occupato di ripetizione dell’indebito in relazione ai rapporti di conti corrente e dei cd. “mutui di consolidamento”.

La vicenda trae origine da un giudizio incardinato da una società nei confronti di una Banca, nel quale l’attrice – tra le altre doglianze – lamentava l’applicazione di condizioni illegittime nel contratto di apertura di credito intrattenuto con l’Istituto e, inoltre, che il mutuo concesso a suo favore fosse affetto da nullità, in quanto atto ad estinguere precedenti passività. Entrambe le doglianze sono state, correttamente, rigettate dal Giudice, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali in favore della Banca.

In merito al primo aspetto, innanzitutto, il Giudice ha segnalato che il contratto di apertura di credito non era presente agli atti e, pertanto, non poteva prendere cognizione delle condizioni pattuite. Risultavano parziali anche gli estratti conto prodotti.

Il giudicante ha richiamato un importante precedente giurisprudenziale, al fine di chiarire come spettasse all’attore produrre ogni opportuna documentazione atta a provare quanto sostenuto. Difatti, la Cassazione richiamata in sentenza così afferma: “Nei rapporti di conto corrente bancario, il correntista che agisca in giudizio per la ripetizione dell’indebito è tenuto alla prova degli avvenuti pagamenti e della mancanza di una valida “causa debendi” essendo, altresì, onerato della ricostruzione dell’intero andamento del rapporto, con la conseguenza che non può essere accolta la domanda di restituzione se siano incompleti gli estratti conto attestanti le singole rimesse suscettibili di ripetizione.” (Cass. Civ. Sez. I, Ordinanza n. 30822 del 28/11/2018).

Il Tribunale specifica che nel caso in questione nessun onere potesse essere imposto all’Istituto in quanto, in aggiunta alla giurisprudenza citata, risultava agli atti che la Banca avesse puntualmente riscontrato la richiesta ex art. 119 TUB del cliente, mettendo a disposizione la documentazione, senza tuttavia che il cliente avesse dato seguito all’istanza, omettendo di ritirare il tutto.

Sulla base di tutti questi elementi, il Giudice concludeva sul punto “non è possibile provvedere all’esatta ricostruzione del rapporto di conto corrente… Ne discende che la domanda di ripetizione dell’indebito deve essere rigettata.”.

In riferimento alle doglianze sul mutuo, la posizione del Tribunale riporta chiarezza su un argomento che spesso viene utilizzato per avvallare tesi infondate in questi tipi di contenzioso.

Il Giudice sottolinea, sin da subito, come non emerga dagli atti il collegamento negoziale tra l’apertura di credito e il mutuo ipotecario. Precisa, inoltre, come non sia affatto sufficiente la nomenclatura “ristrutturazione passività” al fine di rinvenire tale collegamento.

Il Tribunale fa notare come “A riguardo la giurisprudenza della Suprema Corte richiede, al fine della configurabilità di un tale collegamento, la sussistenza di un requisito oggettivo, costituito dal collegamento teleologico tra i contratti e la sussistenza di un requisito soggettivo, costituito dalla comune intento delle parti di volere, oltre all’effetto tipico dei singoli negozi, anche il coordinamento tra gli stessi per la realizzazione di un fine ulteriore.”.

Conclude il Giudice affermando che non vi è alcuna prova che la somma erogata a mutuo sia stata effettivamente utilizzata per estinguere precedenti passività. Inoltre, viene sottolineato come – al fine di sancire l’illeceità della causa – il solo collegamento tra i due negozi non sarebbe stato sufficiente, ma dovrebbe essere accertata una causa di nullità del rapporto sottostante idonea a travolgere anche il mutuo. Pertanto, anche tale doglianza non poteva che essere rigettata dal Tribunale.

In conclusione, con la sentenza in commento, il Tribunale di Viterbo ha contribuito a chiarire due fondamentali concetti. Da un lato che l’onere della prova deve ricadere sul correntista, a maggior ragione se questi abbia avanzato richiesta ex art. 119 TUB senza però poi mai dar corso alla richiesta. Dall’altro, che quando si sostiene che vi sia stato un cd. “mutuo di consolidamento” occorre dimostrare tanto il collegamento funzionale tra i due rapporti, quanto che il primo rapporto sia affetto da una causa di nullità atta a travolgere anche il secondo rapporto.

Tribunale di Viterbo, 18 ottobre 2019, n. 1224

Angelo Pasculli – a.pasculli@lascalaw.com

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