Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Onere della prova: nessuna deroga neanche quando abbia ad oggetto “fatti negativi”

La recente pronuncia del Tribunale di Salerno del 5.07.2016 affronta nuovamente il profilo dell’onere della prova ex art. 2697 c.c., in caso di cause promosse nei confronti degli istituti di credito.

Nella sentenza in commento, un correntista, al fine di far dichiarare l’invalidità o la nullità parziale del contratto di apertura di credito su conto corrente, conveniva in giudizio la banca innanzi al Tribunale campano.

Parte attrice, in particolare, deduceva l’applicazione di interessi usurari e l’illegittimità delle clausole di determinazione degli interessi, dell’anatocismo e di ogni altra somma addebitata dalla Banca, chiedendo la condanna di quest’ultima alla restituzione del presunto indebito.

Il Tribunale di Salerno, preliminarmente, osservava che il correntista – nel chiedere la ripetizione delle somme asseritamente indebite –  aveva omesso di produrre i decreti ministeriali relativi ai tassi soglia. Inoltre, il giudice evidenziava come parte attrice non avesse contestato nello specifico le condizioni contrattuali liberamente sottoscritte dalle parti e neppure provato la loro illiceità.

Il Tribunale, sul punto, si è così espresso L’onere probatorio gravante, a norma dell’art. 2697 c.c., su chi intende far valere in giudizio un diritto, ovvero su chi eccepisce la modifica o l’estinzione del diritto da altri vantato, non subisce deroga neanche quando abbia ad oggetto “fatti negativi”, in quanto la negatività dei fatti oggetto della prova non esclude nè inverte il relativo onere, gravando esso pur sempre sulla parte che fa valere il diritto di cui il fatto, pur se negativo, ha carattere costitutivo; tuttavia, in tal caso la relativa prova può esser data mediante dimostrazione di uno specifico fatto positivo contrario, o anche mediante presunzioni dalle quali possa desumersi il fatto negativo.

Chi esperisce un’azione di accertamento negativo del credito vantato da controparte, deve fornire la prova della fondatezza della propria domanda.”

Tutto ciò premesso, il giudice salernitano rigettava, dunque, le domande di parte attrice e condannava la medesima al pagamento delle spese di lite.

Trib. Salerno, 5 luglio 2016, n. 3279

Romano Anelli r.anelli@lascalaw.com

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