Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Recentemente la Corte d’Appello di Milano ha accolto l’impugnazione promossa da un istituto di credito assistito dallo Studio, riformando la sentenza pronunciata dal Tribunale di Como, che aveva condannato la banca a restituire una serie di indebiti emersi all’esito di una consulenza tecnica basata sui soli conti a scalare.

La Corte ha ritenuto meritevole di accoglimento il motivo di impugnazione rubricato “onere della prova in materia di indebito”, in cui si era posto l’accento sull’insufficienza dei conti a scalare, la cui analisi non permette di ricostruire correttamente tutte le annotazioni intervenute sul rapporto e la relativa movimentazione, con conseguente inattendibilità della consulenza tecnica d’ufficio (CTU) che in primo grado aveva rideterminato il saldo, analizzando esclusivamente tali documenti.

La Corte ha accolto il motivo d’appello, evidenziando che: “i conti a scalare sono documenti riepilogativi del calcolo delle competenze che vengono contabilizzate sul conto corrente. Il riassunto a scalare contiene la sequenza dei saldi (positivi e negativi) ottenuta raggruppando tutte le operazioni con uguale valuta, sicché dalla sequenza non è dato desumere l’importo capitale per il giorno esatto di valuta, elemento che è invece possibile estrapolare avendo a disposizione gli estratti conto completi del rapporto. La mancata produzione degli estratti conto da parte dell’appellata non consente, pertanto, di ritenere adempiuto l’onere probatorio sulla stessa incombente”.

Peraltro, condividendo le difese svolte dall’appellante, la Corte ha ritenuto errate le conclusioni del Tribunale di Como che aveva imputato la produzione dei soli scalari ad un’asserita condotta omissiva della banca che, secondo il giudice di prime cure, non avrebbe riscontrato la richiesta documentale formulata dal cliente prima del giudizio. Sul punto, il Collegio ha stabilito che: “non è meritevole di accoglimento la tesi secondo cui il mancato assolvimento della richiesta ex art. 119 TUB da parte della banca costituirebbe fatto idoneo ad invertire l’onere della prova dell’esatto ammontare degli addebiti dei quali la società “Alfa” chiede la ripetizione, ai sensi dell’art. 2033 c.c.. Infatti, con tale lettera “Alfa” si limitò a chiedere “copia degli eventuali contratti di apertura dei conti, di apertura di SBF e di concessone di fidi” motivo per cui non può dirsi che essa si sia diligentemente adoperata al fine di ottenere la documentazione necessaria ai fini dell’azione di indebito successivamente proposta nei confronti della banca”.

Tali considerazioni, unite ad un obiter dictum sull’eccezione di prescrizione che, a parere del Collegio, è validamente proposta “con l’affermazione dell’inerzia del titolare del diritto e la dichiarazione di volerne profittare, senza che sia anche necessaria l’indicazione di specifiche rimesse solutorie”, hanno portato alla riforma della sentenza di primo grado con condanna dell’appellata alla restituzione di tutto quanto percepito in ragione di tale pronuncia, oltre al pagamento delle spese di lite.

Corte d’Appello di Milano, 22 ottobre 2019, n. 4252

Francesca Fiorito – f.fiorito@lascalaw.com

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