La rivincita del promissario acquirente

Omesso versamento IVA: impossibile la compensazione legale per l’esclusione di punibilità

Il creditore non può invocare, ai fini dell’esclusione della propria responsabilità penale derivante dalla commissione del delitto di cui all’art. 10 ter d.lgs. n. 74 del 2000 l’applicazione della causa di esclusione disciplinata dall’art. 13 del citato decreto legislativo, posto che la norma in questione prevede la non punibilità a fronte dell’integrale pagamento del debito erariale comprensivo di sanzioni e interessi, non rientrando la compensazione legale nel novero dei comportamenti definibili come adempimento.

La Corte d’Appello confermava la sentenza emessa dal giudice di prime cure che condannava l’imputato alla pena di quattro mesi di reclusione oltre a sanzioni accessorie e spese processuali per il reato di cui all’art. 10 ter del d.lgs n. 74 del 2000 perché, in qualità di rappresentante legale di società di capitale ometteva di versare l’IVA per un determinato periodo d’imposta.

Proponeva ricorso alla Suprema Corte di Cassazione avverso la sentenza della Corte territoriale deducendo, tra diversi motivi, l’inosservanza ed erronea applicazione dell’art.13 del d.lgs. n. 74 del 2000 in relazione all’art. 2, comma 4 c.p. quanto alla ritenuta non applicabilità della causa di esclusione della punibilità di cui al citato art. 13. Più precisamente, per effetto della compensazione di diritto delle rispettive poste debitorie tra contribuente ed Erario, avrebbe dovuto dichiararsi l’estinzione del debito erariale in conseguenza dell’applicazione della causa di esclusione della punibilità: la causa estintiva, a seguito della compensazione, sarebbe maturata nel corso del giudizio, rendendo illegittima la pronuncia di affermata tardività della stessa.

Il Supremo Collegio riteneva non ammissibile la doglianza in questione perché muove dall’implicito (ed erroneo) presupposto per cui la “compensazione di diritto” del debito Iva con crediti del contribuente, che nella specie sarebbe intervenuta, sarebbe tale da integrare la nozione di “integrale pagamento” dei debiti tributari di cui all’art. 13 de quo. E questo per il semplice motivo che detta compensazione non è funzionale all’applicabilità della causa di esclusione della punibilità di cui all’art. 13.

Qualora la compensazione di diritto fosse maturata prima della scadenza dell’obbligo di versamento dell’Iva, sarebbe idonea ad estinguere in radice il debito stesso con la conseguenza che non potrebbe parlarsi di pagamento di un debito che sarebbe, già di per sé, inesistente. Nell’ipotesi in cui, invece la compensazione di specie fosse maturata successivamente alla scadenza dell’obbligo di versamento, va evidenziato che “il dettato dell’art. 13 cit., che fa espresso riferimento al “pagamento”, in esso Includendo anche ipotesi specifiche derivanti da istituti di natura conciliativa, non consente di includervi l’ipotesi della compensazione legale che, come noto, rientra, per espressa qualificazione del codice civile, tra i “modi di estinzione dellé obbligazioni diversi dall’adempimento”, ovvero, in altri termini, diversi proprio dal pagamento.”.

Cass., Sez. III Pen., 29 gennaio 2020, n. 17806 

Fabrizio Manganiello – f.manganiello@lascalaw.com

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