L’informativa nel contratto

Il Tribunale di Roma vede nell’ art. 56quater del d.l. 21 giugno 2013 n. 69 una “interpretazione autentica”

La Giurisprudenza di merito torna ad affrontare la questione dell’offerta fuori sede di strumenti finanziari ed afferma che, in seguito alla pronuncia della Sezioni Unite (nel noto revirement: Cass. Civ., Sez. Unite, 3-6-2013 n. 13905), l’intervento legislativo seguente (art. 56quater del D.L. 21.6.2013 n. 63) costituisce una interpretazione autentica dell’art. 30 del D.Lgs. n. 58/1998.

Ripercorrendo i precedenti di legittimità riguardo alla diversa interpretazione (“estensiva” e “restrittiva”) dell’art. 30 del Testo Unico della Finanza, il Tribunale capitolino conclude che: “la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la nota Sentenza n. 13905 del 3 giugno 2013, mutando radicalmente l’indirizzo restrittivo da ultimo espresso dalla Prima Sezione della stessa Corte – e ponendosi in aperta antitesi con l’orientamento dell’Autorità di vigilanza di settore – ha espressamente riconosciuto l’operatività del diritto di ripensamento, accordato al cliente, anche in relazione alle operazioni di investimento disposte fuori sede nell’ambito dei servizi di negoziazione per conto proprio, di esecuzione di ordini per conto dei clienti, ricezione e trasmissione di ordini, oltre che nell’ambito del servizio di collocamento di strumenti finanziari e gestione di portafogli; e ciò argomentando dalla ratio dell’art. 30, VI co., del T.U.F., individuata dalla stessa Suprema Corte nell’esigenza di tutela connessa al “rischio che il cliente venga colto di sorpresa, quando il singolo ordine sia frutto di una sollecitazione posta in essere dall’intermediario fuori dalla propria sede””.

È noto che, in seguito alla decisione della Corte di Legittimità, vi sia stato uno specifico intervento legislativo finalizzato a circoscrivere l’ambito applicativo della norma in esame e, in particolare, l’art. 56 del cd. Decreto del Fare, ha modificato l’art. 30, VI comma, del T.U.F., introducendo il seguente periodo: “Ferma restando l’applicazione della disciplina di cui al primo ed al secondo periodo ai servizi di investimento di cui all’articolo 1, V co., lettere c), c-bis) e d), per i contratti sottoscritti a decorrere dal 1° settembre 2013, la medesima disciplina si applica anche ai servizi di investimento di cui all’articolo 1, comma 5, lettera a)”.

Il Giudice di merito, partendo dal dato testuale normativo, afferma che l’intervento posto in essere dal Legislatore ha un duplice effetto, di “interpretazione autentica” della norma, nonché di “contenuto innovativo ed integrativo”: “Come rilevato dai primi commentatori – con considerazioni che questo Giudice ritiene di condividere e fare proprie – l’art. 56-quater del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, come modificato con la legge di conversione 9 agosto 2013, n. 98, ha contenuto e valenza di duplice natura”.

Prosegue in sentenza il Giudice di merito rilevando che “Invero, la norma risulta avere una valenza di interpretazione autentica allorquando afferma “l’applicazione della disciplina di cui al primo e al secondo periodo (dell’art. 30, VI co., del T.U.F.) ai servizi di investimento di cui all’art. 1, comma 5, lettere c), c-bis e d)” del T.U.F.. Per converso, l’art. 56-quater del D.L. 21 giugno 2013, n. 69 ha un contenuto innovativo ed integrativo allorquando afferma che “per i contratti sottoscritti a decorrere dal 1° settembre 2013 la medesima disciplina” in tema di diritto di ripensamento attribuito al cliente nell’offerta fuori sede “si applica anche ai servizi di investimento di cui all’art. 1, comma 5, lettera a)”, ossia al servizio di negoziazione in conto proprio”.

Conclusivamente, quindi, secondo il Tribunale di Roma spartiacque tra l’applicazione del diritto di ripensamento (e nullità relativa nel caso di omessa indicazione del diritto spettante all’investitore) è la data del 1 settembre 2013: “Allo stato, dunque, deve ritenersi che, in forza dell’inequivoca “indicazione ermeneutica” e vincolante scelta operata dal Legislatore, con riferimento ai contratti sottoscritti in data antecedente al 1° settembre 2013, il diritto di ripensamento attribuito al cliente nell’ambito dell’offerta fuori sede risulta applicabile solo in relazione ai servizi di collocamento in senso stretto e di gestione di portafogli. Solo a far data dal 1° settembre 2013, quindi, l’ambito di applicazione del diritto di ripensamento attribuito al cliente nelle ipotesi di offerta fuori sede, limitato originariamente ai servizi di collocamento e gestione di portafogli, risulta esteso anche – e solo – al servizio di negoziazione in conto proprio”.

Tribunale di Roma, 13 luglio 2016, n. 14134 (leggi la sentenza)

Paolo Francesco Brunop.bruno@lascalaw.com

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