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Occhio alla raccomandata altrimenti la prescrizione sarà assicurata

Il Tribunale di Ravenna, in un caso che ha visto vittoriosa la Banca convenuta, si è pronunciato sulla questione della prescrizione ed in particolare sui requisiti necessari affinché una missiva possa essere considerata idonea ad interrompere il decorso prescrittivo.

Parte attrice adiva il predetto Tribunale per accertare e dichiarare, tra le altre, l’illegittima capitalizzazione degli interessi maturati e la (pretesa) natura usuraria degli interessi.

L’Istituto di credito si costituiva in giudizio, eccependo in via preliminare la prescrizione del credito vantato dalla controparte.

Proprio sull’aspetto prescrittivo è interamente incentrata la motivazione della sentenza qui trattata.

Invero, il Giudice, sull’onda della giurisprudenza ormai prevalente, anche di legittimità, ha dapprima riportato fedelmente in sentenza il contenuto della missiva, ex art. 119 Tub, inviata dall’attore ante causam e mediante la quale quest’ultimo chiedeva la documentazione contrattuale, riservandosi di far valere, una volta analizzata detta documentazione, eventuali ed imprecisati diritti connessi ai rapporti contrattuali contestati.

Il Giudice emiliano ha chiarito in maniera tranciante che “L’interruzione della prescrizione presuppone però il compimento di un atto idoneo a produrre tale effetto, cioè di uno degli atti contemplati dagli artt. 2943 e 2944 c.c., non essendo sufficiente la mera manifestazione di una volontà interruttiva non riconducibile alle ipotesi normativamente previste.

In particolare, per la configurabilità della fattispecie interruttiva di cui all’art. 2943, comma 4, c.c., anche volendo condividere l’interpretazione estensiva avallata dalla Suprema Corte, è pur sempre necessaria una chiara e inequivocabile manifestazione di volontà di far valere un determinato diritto nei confronti di un determinato soggetto, portata a conoscenza di quest’ultimo”.

La giurisprudenza ha già avuto modo di chiarire che per interrompere la prescrizione la richiesta di pagamento deve contenere la chiara indicazione del debitore (elemento soggettivo), le ragioni del debito e l’esatta quantificazione dell’importo. Non in ultimo, la lettera deve contenere l’intimazione di adempimento, ossia l’ordine del creditore, rivolto al debitore, di pagare la somma indicata nella comunicazione. Non sussiste dubbio alcuno che risulta priva di ogni efficacia interruttiva la riserva, anche se contenuta in un atto scritto, di agire per il risarcimento di danni diversi ed ulteriori rispetto a quelli effettivamente lamentati e/o di adire l’Autorità giudiziaria a tutela di imprecisati diritti, trattandosi di espressione che, per genericità ed ipoteticità, non può in alcun modo equipararsi ad una intimazione o ad una richiesta di pagamento.

Il Tribunale di Ravenna sancisce infine che “Non è quindi idonea ad interrompere la prescrizione la riserva espressa o tacita, formulata dal cliente in una richiesta di documentazione bancaria ex art. 119 del T.U.B., di far valere eventuali e imprecisati diritti nei confronti dell’istituto di credito (come quello di ripetere le somme eventualmente incassate in modo illegittimo dalla banca), trattandosi di manifestazione di volontà che, per genericità ed ipoteticità, non può in alcun modo equipararsi ad una intimazione o ad una richiesta di adempimento”.

Si noti che, il Giudice ravennate non si è neppure soffermato sulla questione della natura solutoria o ripristinatoria delle rimesse effettuate sul conto corrente oggetto di causa, ritenendo il diritto in questione “estinto per prescrizione”, con conseguente inidoneità della suddetta missiva, sprovvista dei sopradetti requisiti, a valere quale atto idoneo ai fini interruttivi della prescrizione, rigettando dunque le pretese attoree.

Trib. Ravenna, 04 marzo 2020, n. 217

Francesca Castelli – f.castelli@lascalaw.com

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