Improcedibilità per mancato esperimento della mediazione delegata e termine ordinatorio

Obbligo di mediazione anche in “Costituzione”

La Corte Costituzionale, con sentenza n. 97 del 18 aprile scorso, ha ribadito la legittimità del d.l. n. 69 del 2013 con cui il legislatore aveva reintrodotto l’obbligatorietà della mediazione.

La pronuncia della Corte si è resa necessaria in seguito a tre differenti questioni di legittimità Costituzionale sollevate dal Tribunale di Verona, in base alle quali il d. legge del 21 giugno 2013 sarebbe contrario agli art. 3 e 77 della Costituzione nella parte in cui prevede che “il giudice condanna la parte costituita che non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio” .

In particolare, a detta del remittente, la decisione del legislatore di differire l’efficacia di tale disposizione a 30 giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale era da considerare incostituzionale, in quanto, da una parte contraria, ai requisiti di necessità e urgenza previsti dall’art. 77 della Costituzione e, dall’altra parte, in contrasto con il principio di uguaglianza previsto dall’art. 3 Cost. Tali eccezioni sono state, però, ritenute infondate.

In sintesi, secondo la Corte, non può condividersi, la tesi del Tribunale di Verona secondo cui “…l’insussistenza della straordinaria necessità e urgenza sarebbe desumibile dal mero differimento dell’efficacia delle disposizioni censurate”. La valutazione circa la mancanza dei requisiti richiesti dall’art. 77 per la decretazione d’urgenza, infatti, come già più volte evidenziato dalla Corte stessa, dovrebbe essere limitata ai casi di manifesta irragionevolezza o arbitrarietà della valutazione”.  Non è questo, tuttavia, il caso.

Al pari, nemmeno condivisibile è, ad avviso del Collegio, l’assunto su cui poggia il secondo profilo in cui è articolata la censura in esame, vale a dire che le disposizioni analizzate difetterebbero di coerenza funzionale rispetto alle altre norme contenute nel d.l. n. 69 del 2013, in quanto il legislatore avrebbe differito l’applicabilità solo delle prime.

In merito, la Corte ha sottolineato ripetutamente come il differimento delle norme in parola trovi il proprio fondamento nell’esigenza di assicurare il corretto funzionamento degli organismi di mediazione: “non solo non è sintomatico dell’assenza di coerenza finalistica, ma, al contrario, concorre a garantirla”.

Tanto evidenziato deve, quindi, escludersi la mancanza dei presupposti di straordinaria necessità e urgenza richiesti dall’art. 77 Cost., oltre all’esistenza di una disomogeneità finalistica delle norme esaminate rispetto alle altre contenute nel decreto. Richiamando le stesse motivazioni la Corte ha ritenuto inammissibile anche la questione di legittimità costituzionale delle norme qui censurate per contrarietà al principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione.

Passaggio molto interessante della sentenza è, in particolare, quello riservato dal Collegio allo scrutinio di costituzionalità – per contrarietà sempre all’art. 3 Cost. – anche all’art. 5, co. 4, lettera a), d.lgs. n. 28 del 2010, che esclude l’obbligatorietà della mediazione, limitatamente alla fase monitoria, nei procedimenti per ingiunzione. In particolare, in questo caso, la lesione del principio d’eguaglianza risulterebbe dal raffronto con la disciplina della negoziazione assistita.

Si evidenzia, infatti, che – sebbene sia la negoziazione assistita che la mediazione siano condizione di procedibilità della domanda giudiziale, ai sensi dell’art. 5, co. 4, lettera a), d.lgs. n. 28 del 2010- quest’ultima anche se non applicabile alle domande proposte in via monitoria, deve essere avviata nel giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo quand’anche solo a seguito della pronuncia del giudice ex artt. 648 e 649 c.p.c. Ciò non è stato invece previsto per la negoziazione assistita, che non deve essere esperita né nella fase monitoria, né nel successivo, eventuale, giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo.

A detta del remittente tale diversità tra le due discipline integrerebbe una violazione dell’art. 3 della Costituzione in quanto dovuta ad una scelta del tutto arbitraria del legislatore.

Sul punto la Corte ha inteso precisare che “entrambi gli istituti processuali posti a raffronto sono diretti a favorire la composizione della lite in via stragiudiziale e sono riconducibili alle «misure di ADR (Alternative Dispute Resolution)» (sentenza n. 77 del 2018). Entrambi, inoltre, costituiscono condizioni di procedibilità della domanda giudiziale, il cui difetto ha peraltro conseguenze analoghe, con finalità deflattiva. A fronte di tali profili di omogeneità, è tuttavia ravvisabile nella mediazione un fondamentale elemento specializzante, che assume rilievo al fine di escludere che si sia al cospetto di situazioni sostanzialmente identiche disciplinate in modo ingiustificatamente diverso”  Continua il Collegio sottolineando che“il procedimento di mediazione è connotato dal ruolo centrale svolto da un soggetto, il mediatore, terzo e imparziale”. Tale neutralità non è invece ravvisabile nella figura dell’avvocato che assiste le parti nella procedura di negoziazione assistita.

“Mentre, dunque, nella mediazione il compito – fondamentale al fine del suo esito positivo – di assistenza alle parti nella individuazione degli interessi in conflitto e nella ricerca di un punto d’incontro è svolto da un terzo indipendente e imparziale, nella negoziazione l’analogo ruolo è svolto dai loro stessi difensori: è conseguentemente palese come, pur versandosi in entrambi i casi in ipotesi di condizioni di procedibilità con finalità deflattive, gli istituti processuali in esame siano caratterizzati da una evidente disomogeneità

In conclusione, la Corte Costituzionale ha evidenziato che “le maggiori possibilità della mediazione, rispetto alla negoziazione assistita, di conseguire la finalità cui è preordinata” grazie alla presenza del mediatore, è alla base della scelta del legislatore di rendere la stessa obbligatoria anche nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo.

Corte Costituzionale, 18 aprile 2019, n. 97

Valentina Vitali – v.vitali@lascalaw.com

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