Diritto Processuale Civile

Nuove domande nell’opposizione a decreto ingiuntivo: ammissibilità e limiti

Il creditore, dopo aver ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento di forniture corrisposte a pubblica amministrazione e dopo l'opposizione della controparte, contestava la fondatezza dell'opposizione e proponeva, in subordine, domanda ex art. 2041 c.c., in modo che, qualora non fosse stato riconosciuto il suo credito per insufficienza di prove relative alla fonte dell'obbligazione, potesse in alternativa essere accolta la domanda di indennizzo per ingiustificato arricchimento della parte che abbia ricevuto la prestazione.
Secondo un primo orientamento la domanda ex art. 2041 c.c. è diversa da quella di adempimento contrattuale, perché fondata su fatti costitutivi distinti e idonei ad individuare diritti eterodeterminati. Per questo motivo, se le due azioni hanno elementi costitutivi diversi, non può che concludersi che, qualora si operi un passaggio da una all'altra domanda, siamo dinanzi ad una mutatio libelli e, di conseguenza, si avrà inammissibilità della nuova domanda.
Per l'orientamento opposto, invece, qualora la domanda di ingiustificato arricchimento proposta dall'opposto non comporti mutazione o alterazione del fatto costitutivo del diritto dedotto in giudizio, ciò non implica mutatio libelli ma una semplice emendatio libelli e, pertanto, è consentita ai sensi dell'art. 183 c.p.c..
Con ordinanza interlocutoria, la terza sezione civile della Corte di cassazione ha sottoposto alle Sezioni Unite la suddetta questione.
Sicuramente si deve tenere in considerazione la natura delle due domande proposte nel caso di specie, ma si deve soprattutto considerare la normativa processualcivilistica e, in particolare, quella sulle nuove domande.
Quanto al rapporto tra azione di adempimento ed azione ex art. 2041 c.c., i giudici di legittimità condividono la tesi -peraltro sostenuta dalle Sezioni Unite con Sent. 22 maggio 1996 n. 4712- che ritiene che la domanda di indennizzo per arricchimento senza causa integra una domanda nuova rispetto a quella di adempimento contrattuale, perché diverso è il bene giuridico richiesto e diversa è la causa petendi.
Ciò posto, occorre considerare che nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, l'ingiunto-opponente è convenuto sostanziale e, pertanto, può proporre domande riconvenzionali; il creditore-opposto, invece, rivestendo la posizione sostanziale di attore, non può avanzare domande diverse da quelle fatte valere con l'ingiunzione. Tuttavia, il richiamo alle norme del rito ordinario di cui all'art. 645 consente, altresì, l'applicabilità dell'art. 183, comma 5, c.p.c. che afferma la possibilità per l'attore di proporre domande ed eccezioni che sono conseguenza della domanda riconvenzionale o delle eccezioni proposte dal convenuto.
All'opposto, pertanto, è consentito proporre, nel caso considerato, la domanda di arricchimento senza causa, diversa da quella introdotta con l'ingiunzione, purché tale esigenza nasca dall'attività processuale della parte opponente manifestata nel primo atto del giudizio di opposizione e purché la domanda nuova sia proposta, come per il giudizio ordinario avviene al primo momento utile e cioè nell'udienza ex art. 183 c.p.c., nel primo atto difensivo steso a seguito delle difese contenute nell'atto di opposizione a decreto ingiuntivo, e cioè la comparsa di costituzione e risposta (Cass. Civ., Sez. Unite, 27 dicembre 2010, n. 26128).

 

 

(Simone Corradin – s.corradin@lascalaw.com)

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