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Nuove agevolazioni fiscali per start-up e PMI innovative: bene ma non benissimo

Il Ministero dello Sviluppo Economico (“MISE”) ha finalmente definito le misure attuative per ottenere le agevolazioni fiscali per investimenti in start-up e PMI innovative che erano state previste dal DL 34/2020, convertito con modificazioni in legge n. 77/2020, c.d. “Decreto Rilancio”.

Con il decreto ministeriale del 28 dicembre 2020, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 febbraio 2021, il MISE ha dunque dato attuazione a quanto previsto dall’art. 38, 7° e 8° comma, Decreto Rilancio.

In balia della pandemia, il legislatore aveva dunque pensato di riconoscere alle persone fisiche una detrazione dall’imposta lorda sul reddito pari al 50% dell’investimento nel capitale di start-up e PMI innovative.

Il Mise con il decreto in commento ha ribadito che solamente le persone fisiche potranno accedere alle agevolazioni fiscali introdotte con il Decreto Rilancio e che l’investimento agevolato, in ciascun periodo di imposta, non potrà eccedere l’importo di 100.000 euro per le start-up innovative e di 300.000 euro per le PMI. Dunque, la detrazione massima sarà di 50.000 euro per le start-up e 150.000 per le PMI. L’investimento dovrà essere mantenuto per almeno tre anni, a pena di dover restituire le agevolazioni godute, maggiorate di interessi. L’investimento potrà essere diretto o eseguito attraverso organismi di investimento collettivo del risparmio che investano prevalentemente in start-up o PMI innovative.

L’articolo 3 del decreto ha specificato che l’agevolazione fiscale si applica ai conferimenti in denaro iscritti alla voce del capitale sociale e della riserva da sovrapprezzo delle azioni o quote delle società beneficiarie. Si considererà poi conferimento in denaro anche la compensazione dei crediti in sede di sottoscrizione di aumenti del capitale, ad eccezione dei crediti derivanti da cessione di beni o prestazione di servizi a favore della società, fatte salve le specifiche categorie di crediti previste dal decreto medesimo.

L’articolo 4 del decreto ha specificato altresì che, essendo l’agevolazione fiscale concessa ai sensi del Regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione del 18 dicembre 2013 sugli aiuti «de minimis», essa spetta fino ad un ammontare massimo di aiuti concessi a titolo «de minimis» ad una medesima start-up o PMI innovativa non superiore a 200.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari secondo quanto stabilito dall’art. 3, comma 2° del predetto Regolamento.

A fronte di ciò, l’articolo 5 del decreto prevede una procedura preventiva da attivare esclusivamente on line per ottenere l’agevolazione in questione, volta appunto a verificare se l’impresa beneficiaria sia capiente rispetto al massimale «de minimis».

Il MISE ha poi individuato, oltre alla cessione della partecipazione per atto diverso dalla successione mortis causa entro tre anni dall’investimento, le seguenti cause di decadenza dall’agevolazione:

1) la riduzione di capitale nonché la ripartizione di riserve o altri fondi costituiti con sovrapprezzi di emissione delle azioni o quote delle start-up innovative o delle PMI innovative;

2) il recesso o l’esclusione dell’investitore che ha goduto dell’agevolazione;

3) la perdita di uno dei requisiti di legge da parte della start-up o PMI beneficiaria dell’investimento agevolato.

L’intervento normativo risulta tuttavia incompleto non avendo esteso, come già successo in passato in tema di agevolazioni fiscali connesse alle imprese innovative, l’agevolazione anche agli investimenti eseguiti da società di capitali.

Inoltre, la procedura preventiva di verifica dell’aiuto «de minimis» risulta essere poco compatibile con gli investimenti da eseguirsi mediante raccolta di capitale attraverso compagne di crowdfunding, essendo impossibile per l’impresa beneficiaria individuare preventivamente, ai sensi dell’articolo 5 del decreto attuativo, i soggetti investitori.

Le cause di decadenza dall’agevolazione, evidentemente previste per prevenire eventuali fini elusivi, paiono inoltre esporre l’investitore, che magari non abbia acquisito il controllo della società beneficiaria, ad un’eccessiva aleatorietà.

Alcune delle fattispecie previste dall’articolo 7, comma 1, lettere b), c), d) ed e) del decreto sono infatti fuori dal controllo di un socio investitore. Tali circostanze forzeranno dunque gli investitori a dover ricercare idonea tutela attraverso specifici contratti di investimento che dovranno prevedere adeguati poteri di controllo ed indennizzi. Tuttavia, anche in questo caso, chi investirà attraverso campagne di crowdfunding, qualora riesca ad ottenere l’agevolazione, potrebbe rimanere, comunque, sfornito di adeguata tutela.

Fabio Dalmasso – f.dalmasso@lascalaw.com

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