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Nullità selettiva: la palla passa alle Sezioni Unite

La Corte di Cassazione ha rimesso all’esame del Primo Presidente, per la valutazione di una eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione di particolare importanza in merito alla possibilità per l’investitore di fare un “uso selettivo” della nullità prevista dall’art. 23 Testo Unico della Finanza, limitandone gli effetti solo ad alcune delle operazioni attuate in esecuzione del rapporto dichiarato nullo.

In particolare, nel caso posto all’attenzione della Corte di Legittimità, viene censurata la pronuncia della Corte d’Appello nella parte in cui ha esteso la nullità del rapporto anche agli investimenti che, non oggetto di censura da parte del cliente, avevano visto proporre domanda riconvenzionale da parte dell’intermediario finanziario riguardo alle ulteriori plusvalenze realizzate.

Il contrasto, anche negli obiter dictum della Suprema Corte, era esistente e l’ordinanza ne dà piena evidenza, sottolineando tuttavia che “l’esigenza di scongiurare uno sfruttamento “opportunistico” della normativa di tutela dell’investitore potrebbe portare la Corte, come suggerito da parte della dottrina, ad affermare la possibilità per l’intermediario di opporre l’exceptio doli generalis in tutte quelle ipotesi in cui il cliente (evidentemente in mala fede) proponga una domanda di nullità “selettiva” cosicché l’eccezione di dolo, concepito quale strumento volto ad ottenere la disapplicazione delle norme positive nei casi in cui la rigorosa applicazione delle stesse risulterebbe – in ragione di una condotta abusiva – sostanzialmente iniqua, potrebbe in effetti rivelarsi un’inutile arma di difesa contro il ricorso pretestuoso all’art. 23 menzionato”.

In sostanza, a fronte di aspetti giuridici rilevanti (quali il regime delle nullità di protezione, sanabilità del negozio nullo, opponibilità delle eccezioni di correttezza e buona fede) vi è anche da contemperare l’equilibrio tra opposte esigenze di garanzia degli investimenti operati da privati (art. 47 Costituzione) e la tutela dell’intermediario, anche in relazione alla certezza dei mercati in materia di investimenti finanziari (art. 21 Testo Unico della Finanza).

Cass., Sez. I Civ., 2 ottobre 2018, n. 23927

Gabriele Stefanucci – g.stefanucci@lascalaw.com

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