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Nullità sanabile della notifica al difensore cancellato dall’albo

Le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione, con sentenza n. 3702/17 depositata il 13 febbraio, sono intervenute sul tema della notifica dell’atto di appello eseguita al difensore dell’appellato che, nelle more del decorso del termine di impugnazione, si sia volontariamente cancellato dall’albo professionale, ossia se sia giuridicamente inesistente, oppure nulla o, invece, idonea a instaurare validamente il contraddittorio impedendo, pertanto, il passaggio in giudicato della sentenza impugnata.

La sezione rimettente, difatti, rilevando un contrasto di posizioni in materia, ha sottoposto all’attenzione delle sezioni unite la questione relativa all’idoneità della notifica dell’atto di impugnazione eseguita nei confronti del procuratore domiciliatario volontariamente cancellatosi dall’albo prima della notifica medesima, ma dopo il deposito della sentenza impugnata, ad instaurare validamente il contraddittorio, impedendo così il passaggio in giudicato della sentenza impugnata.

La Corte esclude, in primo luogo, l’inesistenza della notifica, riportandosi alla recente sentenza n.14916/16 che ha fissato i criteri guida affinché una notifica possa considerarsi giuridicamente inesistente, preferendo la tesi della nullità della notifica, ancorché sanabile.

Le Sezioni Unite, componendo il relativo contrasto, hanno ritenuto che la notifica dell’atto di appello eseguita mediante sua consegna al difensore domiciliatario volontariamente cancellatosi dall’albo, prima della notifica medesima ma dopo il deposito della sentenza, è nulla poiché indirizzata ad un soggetto non più abilitato a riceverla, in quanto ormai privo dello “ius postulandi”, tanto nel lato attivo che in quello passivo.

Tale nullità – ove non sanata, retroattivamente, dalla costituzione spontanea dell’appellato o mediante il meccanismo di cui all’art. 291, comma 1, c.p.c., – determina, altresì, la nullità del procedimento e della sentenza di appello, ma non anche il passaggio in giudicato della decisione di primo grado, dovendo farsi rientrare la cancellazione volontaria suddetta tra le cause di interruzione del processo, di modo che il termine di impugnazione non riprende a decorrere fino al relativo venir meno o fino alla sostituzione del menzionato difensore.

Vania Aulicino – v.aulicino@lascalaw.com

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