L’informativa nel contratto

Nullità e risoluzione dei contratti di interest rate swap

Il Tribunale di Torino (sentenza n. 1985 del 12-4-2017) ha confermato che i contratti di interest rate swap sono contratti leciti e riconosciuti dall’ordinamento, andando peraltro a definire la differenza tra i profili di nullità e risoluzione degli stessi, qualora sussistente una “inidoneità” del contratto a svolgere le funzioni di copertura indicate dalle parti.

Nel caso posto all’attenzione della sezione fallimentare del Tribunale di Torino, una investitrice stipulava con un istituto bancario un contratto di mutuo e, contestualmente, un contratto di interest rate swap al fine di cautelarsi dal rischio di oscillazione dei tassi di interesse.

L’investitrice, in considerazione del noto andamento che il tasso Euribor aveva subito successivamente al 2008 (data di conclusione del derivato), citava in giudizio la banca contestando l’illegittimità dei tassi applicati al mutuo, oltre alla nullità del derivato per difetto di causa e/o funzione di copertura e/o mancata indicazione del c.d. mark to market e/o applicazione di commissioni occulte. In subordine, l’attrice proponeva domanda di risoluzione del contratto per violazione degli obblighi informativi previsti dal T.U.F.

La banca si costituiva in giudizio contestando le domande attoree e la causa veniva successivamente istruita mediante l’assunzione della prova orale richiesta in corso di causa.

In primo luogo, il Giudice – rigettate le domande dell’investitrice relative all’applicazione del tasso di interesse – ha focalizzato la propria attenzione sulla questione relativa alla stipulazione del contratto derivando, rilevando dapprima la mancanza di prova in merito alla pretesa sussistenza di commissioni implicite da parte attrice.

Al contempo, nell’esaminare la causa negoziale del contratto derivato, il Tribunale adito ha ricordato che tale contratto “risulta avere causa lecita e tipica, consistente nello scambio di pagamenti il cui ammontare è determinato sulla base di parametri di riferimento diversi”, il tutto rilevando, inoltre, che qualora uno swap fosse anche inidoneo a svolgere funzione di copertura tale vizio non produrrebbe la nullità del contratto bensì la sua risoluzione “il rimedio negoziale applicabile sarebbe quello della risoluzione del contratto e non della nullità del medesimo”.

In secondo luogo la sentenza ha rigettato l’eccezione di nullità relativa alla presunta mancata indicazione del c.d. mark to market (“e, cioè, del necessario corrispettivo per risolvere anzitempo un’obbligazione contrattuale di durata , si rileva che, a prescindere da ogni considerazione in ordine alle conseguenze giuridiche derivanti dalla mancata indicazione iniziale del mark to market, nel caso in esame l’obbligazione risulta essere giunta a scadenza naturale ( giugno 2008 – giugno 2011”), affermando che tale domanda era improponibile posto che il contratto era oramai scaduto.

Infine, pronunciandosi sulla richiesta di accertamento della responsabilità contrattuale della banca, il Giudice ha valorizzato gli elementi di natura documentale e testimoniale,  dando atto che: “dall’istruttoria esperita in corso di causa è emerso che la convenuta in sede di stipula del contratto di mutuo fondiario e del contratto derivato aveva sottoscritto il questionario di profilatura il quale evidenziava che la signora [omissis] era a conoscenza delle caratteristiche dei prodotti derivati ed in ragione dei propri studi possedeva anche una certa competenza in ambito finanziario ( cfr. doc. n. 5 fascicolo convenuta e dichiarazioni rese dal teste escusso [omissis], verb. udienza 20.7.2016). L’esame del contenuto del modulo d’ordine ( rectius Conferma del Cliente ) sottoscritto dall’attrice ( prodotto in causa sub doc. n. 4 dalla convenuta ) elimina, d’altra parte, ogni dubbio in ordine alle informazioni dettagliate ed analitiche fornite dalla Banca”.

Tribunale di Torino, 12 aprile 2017, n. 1985

Carlo Giambalvo Zillic.zilli@lascalaw.com

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