La Corte d’Appello di Milano riapre il dibattito sugli interessi moratori

Nullità fideiussioni omnibus: sentenza favorevole per la Banca

Torino, 17 aprile 2019. Terminata la camera di consiglio viene data lettura della sentenza resa ex art 281 sexies c.p.c.: disattese le domande formulate dai garanti circa la nullità delle fideiussioni rilasciate, per asserita conformità allo schema ABI ritenuto illegittimo in quanto restrittivo della libertà di concorrenza.

Questa recentissima pronuncia è stata emessa all’esito di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, laddove, fatto salvo un modesto profilo in ordine alla pretesa creditoria e altre questioni relative alla presunta estinzione della garanzia (parimenti disattese), il motivo principale di opposizione – nonché il più attenzionato, date le peculiarità del caso – ha riguardato, appunto, la pretesa nullità delle fideiussioni rilasciate dagli opponenti, in quanto asseritamente ricalcanti lo schema contrattuale ABI.

Dopo la prima udienza, il Tribunale aveva concesso la provvisoria esecuzione del decreto opposto, sulla scorta di un’articolata ordinanza assunta a scioglimento di riserva. Ciononostante, considerato l’attuale panorama giurisprudenziale su tali tematiche lo Studio, che ha affiancato la Banca nel contenzioso, è rimasto – prudente – nell’attesa di conoscere l’epilogo della controversia, intervenuta proprio nei giorni scorsi.

Il “precedente” è senza dubbio meritevole di attenzione, poiché il Tribunale di Torino si è soffermato su alcuni degli aspetti che costituiscono – tuttora – fonte di contestazione in analoghi frangenti.

In primo luogo, il Magistrato – in merito alla pretesa nullità della fideiussione omnibus – ha chiaramente evidenziato che “contrariamente a quanto ritenuto da parte della giurisprudenza di merito quale quella citata da parte attrice, l’eventuale nullità per contrarietà alla normativa antitrust non involge l’intera fideiussione (la cui causa intesa quale finzione economico – sociale perseguita dalle parti rimane perfettamente lecita), ma solamente le singole clausole ritenute abusive dalla Banca d’Italia”.

E sempre in proposito, il Giudice ha anche sottolineato che “la delibera della Banca d’Italia  non ha certo dichiarato l’invalidità dell’intero schema contrattuale predisposto dall’ABI in tema di fideiussione – circostanza, invece, sovente invocata dalla difesa dei garanti – ma solamente che “a) gli articoli 2, 6 e 8 dello schema predisposto dall’ABI per la fideiussione a garanzia delle operazioni bancarie (fideiussioni omnibus) contengono disposizioni che, nella misura in cui vengono appllicate in modo uniforme, sono in contrasto con l’articolo 2, comma 2, lettera a), della legge 287/90; b) le altre disposizioni dello schema contrattuale non risultano lesive della concorrenza”.

In secondo luogo, il Tribunale ha ampiamente affrontato il tema dell’onere della prova rilevando che “con considerazione assorbente va pure detto che le fideiussioni oggetto di causa non possono essere ritenute nulle per adesione allo schema ABI anche per difetto di prova dell’applicazione uniforme dello schema medesimo (prova richiesta dalla stessa Banca d’Italia), come pure eccepito dalla Banca, sicché anche la clausola di deroga all’art. 1957 c.c. deve essere ritenuta validamente pattuita”.

Con riguardo a tale ultimo aspetto, il Giudice, condividendo le deduzioni sollevate dalla difesa dell’Istituto di credito, ha peraltro ritenuto tardiva l’eccezione di decadenza ex art 1957 c.c. formulata dagli opponenti.  Ed infatti, più precisamente, il Tribunale ha chiarito che “un conto è contestare la nullità della fideiussione per essere conforme allo schema ABI, altro conto è eccepire la decadenza ex art. 1957 c.c. della Banca per non aver tempestivamente agito contro il debitore principale, non potendosi ritenere quest’ultima eccezione naturalmente ricompresa nella domanda di nullità dell’intera fideiussione per violazione della normativa antitrust”.

Ma come anticipato poc’anzi, centrale, nel caso di specie, è il tema dell’onere probatorio e il riscontrato difetto di allegazione e/o prova di parte opponente, cagione del rigetto delle avverse pretese.

Nello specifico, il Tribunale, riprendendo la recente sentenza della Suprema Corte, ha chiarito che “il carattere uniforme dell’applicazione della clausola contestata è certamente elemento costitutivo della pretesa attorea, essendo la sua necessità pacificamente prevista nel provvedimento della Banca d’Italia su cui l’attore fonda, in buona sostanza, la sua pretesa. In quanto elemento costitutivo del diritto vantato, dunque, esso doveva essere provato dall’attore, secondo la regola generale dell’art. 2697 c.c. Nè il ricorrente può utilmente invocare, a sostegno della propria tesi, la giurisprudenza di questa Corte, giustificata anche con il criterio della vicinanza della prova, in materia di presunzione del danno per il consumatore a seguito dell’accertamento dell’intesa anticoncorrenziale  in sede amministrativa (cfr., ad es., Cass. 11904/2014, 7039/2012). Nel caso che ci occupa, infatti, è appunto constatata la sussistenza dell’intesa anticoncorrenziale avuto riguardo alla presenza di un suo elemento essenziale (il carattere uniforme di cui si è detto), che il provvedimento della Banca d’Italia non ha accertato, ma ha indicato in termini solo ipotetici” (Cass. 30818/2018), e quindi, prosegue il Magistrato “sarebbe stato onere degli opponenti provare, onere chiaramente non assolto nella fattispecie in esame, nulla essendo stato allegato o provato”.

La sentenza commentata, in definitiva, assume rilievo poiché pone l’accento su due aspetti cruciali: l’onere della prova e la specificità delle contestazioni. Non ci rimane, pertanto, che attendere per verificare se tali principi verranno ulteriormente recepiti dalla giurisprudenza, auspicando che ciò possa calmierare l’attuale incontenibile contenzioso che attiene alla nullità delle fideiussioni omnibus.

Tribunale di Torino, 17 aprile 2019, n. 1970

Paola Maccarrone – p.maccarrone@lascalaw.com

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