Polizza Linked, tra normativa applicabile ed onere dell’attore in giudizio

Nullità dell’offerta fuori sede non ravvisabile se manca l’effetto “sorpresa”

La pronuncia in commento origina da un giudizio, patrocinato dallo Studio La Scala, all’esito del quale il Tribunale di Vicenza ha respinto le domande attrici afferenti tre dei temi più “caldi” in materia di investimenti finanziari:

  • la nullità del contratto quadro di investimenti e dei successivi ordini di investimento ex art. 30, comma 7, TUF;
  • la mancata corrispondenza tra la profilatura di rischio e l’effettiva propensione al rischio dei clienti;
  • l’inadeguatezza dei prodotti finanziari proposti e acquistati.

Con riferimento al primo motivo di doglianza, i clienti deducevano la nullità del contratto quadro per investimento e dei successivi titoli negoziati fuori dai locali aziendali dell’intermediario finanziario, non essendo stata data la possibilità del recesso ex art. 30 T.U.F.

Sul punto, il Tribunale ha dapprima richiamato la ratio sottesa alla norma citata ovvero “consentire il c.d. ripensamento del cliente-consumatore che abbia stipulato un contratto non per aver di propria iniziativa cercato l’occasione negoziale presso i locali dell’impresa di riferimento, ma per essere stato raggiunto nei propri ambienti domestici o lavorativi da un rappresentante dell’azienda che, cogliendolo di sorpresa, gli ha proposto la stipulazione (…) Per rimediare quindi ad eventuali attentati proditori alla propria libertà negoziale, allo stesso viene riconosciuta la facoltà di recedere gratuitamente, nell’arco dei giorni successivi, dal contratto stipulato senza premeditazione…”.

Seguendo tale ragionamento, la giurisprudenza di legittimità  anche recente ha statuito, con espresso riferimento alla negoziazioni di prodotti finanziari, che in tema di intermediazione mobiliare, nel caso di contratti d’investimento stipulati fuori dalla sede dell’intermediario, ai sensi dell’art. 30 TUF, la circostanza che la sola sottoscrizione del contratto sia avvenuta presso l’abitazione dell’investitore non è sufficiente per qualificare l’offerta come avvenuta fuori sede “occorrendo a tal fine che l’investimento sia stato sollecitato presso il domicilio dell’investitore da un promotore finanziario o da un dipendente della banca intermediaria, tale da sorprendere l’investitore ed indurlo ad aderire ad una proposta non meditata adeguatamente e così far ritenere che la decisione di investimento sia stata assunta fuori sede” (Cass. n. 18155/2020).

Sulla scorta di ciò, il Giudice non ha ravvisato, nella fattispecie concreta, i presupposti applicativi della norma né alcun “effetto sorpresa” tale da destabilizzare le determinazioni negoziali, atteso che, anche in sede di dichiarazioni testimoniali, è emerso come fossero gli stessi attori a richiedere di poter concludere le operazioni presso il loro negozio.

La seconda contestazione mossa da parte attrice riguardava la mancata corrispondenza tra la profilatura di rischio classificato come “molto alto” e l’effettiva propensione al rischio.

Il Tribunale, tenuto conto della normativa ratione temporis applicabile dall’art. 39 del Reg. Consob n. 16190/2007, ha rilevato come l’adeguatezza della profilatura debba essere valutata alla luce della c.d. know your costumer rule, che impone al consulente e all’intermediario finanziario di ottenere “dal cliente o potenziale cliente le informazioni necessarie in merito:

  1. a) alla conoscenza ed esperienza nel settore di investimento rilevante per il tipo di strumento o di servizio;
  2. b) alla situazione finanziaria;
  3. c) agli obiettivi di investimento”.

Nel caso di specie, l’analisi combinata dei tre punti richiamati ha fatto emergere come il cd. onere di informazione passiva sia stato diligentemente assolto e, pertanto, nessuna incoerenza è stata ravvisata, con conseguente adeguatezza della profilatura Mifid.

Invero, sebbene il grado di scolarizzazione dei clienti non fosse particolarmente elevato, gli stessi, in sede di profilatura, avevano dichiarato di aver effettuato ogni tipo di investimento e di essere soliti operare sul mercato mobiliare con frequenza mensile, manifestando, altresì, la volontà di tenere investito il proprio patrimonio per un periodo ultradecennale e di voler raggiungere, nell’arco di tale orizzonte temporale, obiettivi di investimento ambiziosi con il massimo livello di rischio previsto.

Proprio in tema di adeguatezza delle operazioni poste in essere, attese le dichiarazioni rese dagli attori riguardo la loro operatività in strumenti finanziari (ivi inclusi fondi patrimoniali, warrant, opzioni e derivati) e sulla scorta dell’espletata CTU, è altresì emerso come la Banca avesse ritenuto “non appropriate” ben otto operazioni delle undici contestate.

Nonostante le raccomandazioni fornite dall’Istituto, le operazioni sono state comunque autorizzate dai clienti lasciando presumere, alla luce dell’intervista finalizzata alla profilatura, che tale autorizzazione sia stata espressa con la necessaria comprensione e consapevolezza.

Il Tribunale, pertanto, accertata la carenza della condotta antigiuridica ascritta e accertata l’esclusiva responsabilità dei clienti, ha respinto le domande risarcitorie attrici.

Trib. Vicenza, 30 aprile 2021, n. 1581 

Federica Mendolia – f.mendolia@lascalaw.com

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