L’informativa nel contratto

Nullità della transazione su derivati

Una società conviene in giudizio la banca con la quale aveva stipulato un accordo transattivo a tacitazione delle contestazioni mosse in relazione alla negoziazione di contratti derivati.

In particolare, la Società fondava la propria contestazione sotto eterogenei profili ricadenti nella violazione dell’art. 2384 cod. civ., nella mancanza delle reciproche concessioni tra le parti e, infine, nella deduzione di una transazione su titolo nullo ex art. 1972 cod. civ..

Nell’instaurato giudizio avanti il Tribunale di Lucca si costituiva la banca che, dal canto proprio, invocava sotto diversi profili l’inammissibilità ed infondatezza dell’azione proposta.

Esaminando le doglianze della società il Giudice osserva che la prima questione – per cui la transazione sarebbe stata conclusa dal suo legale rappresentante oltre i limiti gestori previsti dallo statuto (c.d. atto ultra vires), con conseguente violazione dell’art. 2384 cod. civ. – era infondata poiché “l’art.2384 bis c.c., nel testo introdotto dal dpr 1127/1969, che disciplinava l’opponibilità ai terzi degli atti eccedenti i limiti dell’oggetto sociale, è stato abrogato dalla riforma del diritto societario del 2003. […] Pertanto, l’eventuale violazione di limiti statutari al potere generale di gestione, regolato dall’art.2380 bis c.c. – violazione invero neppure apprezzabile nel caso concreto alla luce della visura camerale in atti – ha rilevanza soltanto nei rapporti interni tra la società e il proprio organo gestorio, ai fini della revoca e dell’eventuale azione di risarcimento danni”.

Del pari infondata era la deduzione di invalidità del contratto per assenza delle reciproche concessioni delle parti, dal momento che la transazione conteneva, ai sensi dell’art. 1965 cod. civ., una modificazione del rapporto originario (più) favorevole per la società, essendo stata prevista l’erogazione di un finanziamento a tasso agevolato.

Da ultimo, il Tribunale di Lucca si pronuncia sulla richiesta di annullamento/nullità dell’accordo transattivo per transazione su titolo nullo (ai sensi dell’art. 1972 cod. civ.), avendo la società dedotto l’invalidità dei contratti derivati in quanto il contratto disciplinante la prestazione dei servizi di investimento non avrebbe presentato la sottoscrizione della banca, ovvero per mancanza della clausola sul recesso conseguente alla offerta fuori sede.

Anche in questo caso il rigetto della domanda è articolato sulla scorta di un percorso argomentativo lineare che parte dall’esame della Giurisprudenza sulla portata interpretativa della norma (“è pacifico in giurisprudenza che l’art.1972, co.1 c.c., quando fa riferimento al contratto illecito, intenda richiamare i soli casi di contratto nullo per illiceità della causa (1343) o del motivo determinante comune ad entrambe le parti (1345 c.c.) (Cfr., fra tante, Cass. 11.11.2016, n.23064; Cass. civ.8.2.2016, n.2413; Cass. civ. 27/8/1994, n.7553)”) e passa attraverso la considerazione per cui le eccezioni sollevate di nullità sarebbero di “forma del contratto e non [del]la causa del contratto”.

Ad ogni modo, anche la dedotta nullità del contratto derivato “per inadeguatezza tipologica rispetto alla sua funzione” e “per mancanza di alea bilaterale e reciproca”, pur riguardando la causa del contratto derivato, non presuppongono un’illiceità della causa, ma una sua assenza (mancanza della causa o della causa in concreto), fattispecie, quest’ultima, che non rientra nella previsione dell’art. 1972, comma primo, cod. civ. “che riguarda i soli casi di contratto illecito per “illiceità della causa o dei motivi”, e non anche i casi di nullità del contratto per mancanza della causa c.d. concreta (fattispecie che ricade nel perimetro d’applicazione dell’art.1372, co.2 c.c.) o degli altri elementi strutturali del contratto”.

Trib. Lucca, 15 giugno 2020, n. 512

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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