La parte deve partecipare personalmente alla mediazione

Nullità della sentenza nel caso di mutamento della composizione del collegio

In grado di appello, in base alla disciplina di cui al novellato art. 352 c.p.c., il collegio che delibera la decisione deve essere composto dagli stessi giudici dinanzi ai quali è stata compiuta l’ultima attività processuale (cioè la discussione o la precisazione delle conclusioni), conseguendone la nullità della sentenza nel caso di mutamento della composizione del collegio medesimo.

Questo è il principio affermato dalla Corte Cassazione, sez. VI Civile con l’ordinanza n. 15660 depositata il 23 luglio 2020.

La vicenda trae origine dalla richiesta di accertamento della nullità di un testamento olografo, promosso dai fratelli di una donna defunta nel 2008, per difetto del requisito dell’olografia, con conseguente dichiarazione di apertura della successione legittima e devolvere l’eredità secondo legge, avanti al Tribunale di Sciacca.

Chiedendo il rigetto si costituivano i beneficiari, con distinte comparse di risposta affermando la piena validità ed autenticità del testamento impugnato.

Su richiesta di parte convenuta, inoltre, il Tribunale disponeva il rinnovo della notificazione ad uno dei convenuti, quale veniva effettuata ex art 138 c.p.c., e, all’esito negativo di questa, ai sensi dell’art 143 c.p.c.

Disattesa l’eccezione di estinzione del giudizio per inesistenza di quest’ultima notifica, con la sentenza n. 269/2012, il Tribunale di Sciacca accoglieva la domanda attorea e per l’effetto dichiarava l’apertura della successione legittima.

Con ricorso in appello, gli appellanti eccepivano la nullità della sentenza impugnata e ne chiedevano la riforma nel merito, e la Corte d’Appello di Palermo con sentenza n. 2181/2017, nel motivare l’accoglimento dell’appello evidenziava che gli attori avevano notificato la citazione ex art. 143 c.p.c., senza però previamente compiere ulteriori indagini al fine di reperire l’effettiva residenza del convenuto, e dunque agendo sulla base di mere valutazioni soggettive e non su circostanze di tipo oggettivo, disattendendo così quanto affermato costantemente dalla giurisprudenza di legittimità.

Avverso la pronuncia di appello, i legittimari propongono ricorso per cassazione, basandosi su tre motivi, ma solamente uno è stato di rilievo per la Corte di Cassazione assorbendo le restanti due doglianze.

Il motivo di rilievo, si basa sull’affermazione che la sentenza della Corte d’Appello di Palermo sarebbe nulla ictu oculi ai sensi dell’art. 158 c.p.c., per violazione dell’art. 276, c.p.c., in quanto alla camera di consiglio del 24/10/17 risulta aver partecipato, in qualità di presidente, il Dott. P., non presente all’udienza di precisazione delle conclusioni; questi ha poi provveduto a sottoscrivere la sentenza impugnata, pur non facendo parte del collegio giudicante, rendendo così evidente la nullità insanabile della sentenza impugnata.

Dunque, ad avviso della Corte di Cassazione, il motivo di cui sopra è meritevole di accoglimento e da ciò ne consegue che la sottoscrizione, e il successivo deposito in cancelleria, di un provvedimento giudiziale da parte di un presidente di collegio diverso da quello risultante dall’epigrafe del provvedimento, integra un vizio di costituzione del giudice in quanto riconducibile ad una costituzione del collegio non coincidente con quella che, nel riservarsi la decisione, appariva quale unico collegio abilitato a pronunciarsi, e che comporta pertanto la nullità della sentenza.

In conclusione, nel caso in esame la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza impugnata, confermando che, in grado di appello, il collegio che delibera la decisione deve essere composto dagli stessi giudici dinanzi ai quali è stata compiuta l’ultima attività processuale, con la conseguenza che in caso di mutamento della composizione del collegio medesimo la sentenza sarà dichiarata nulla.

Cass., 23 luglio 2020, sez. II, n. 15660 

Mirko Martinim.martini@lascalaw.com

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