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Nullità della citazione: sanatoria avverata se l’impugnazione è depositata

Nel caso di vizio della chiamata in giudizio che derivi dalla mancata indicazione nell’atto di citazione degli elementi di cui all’art. 163 comma 3 n. 1 e 7 del codice di procedura civile, l’art. 164 c.p.c. non pone limiti specifici sia temporali che procedimentali alla possibilità di sanatoria della nullità conseguenza della violazione suddetta, con la conseguenza che la sanatoria prodotta dalla costituzione del convenuto può desumersi ed essere integrata anche tramite la proposizione dell’atto di appello, senza che ciò escluda però la nullità del giudizio che si è svolto in violazione del contraddittorio.

Il tema è stato oggetto di una recente pronuncia della Cassazione (sentenza n. 544/20 depositata in data 15 gennaio 2020).

La vicenda trae origine dalla notificazione di un atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo che ha dato origine ad un giudizio in cui il convenuto è rimasto contumace.

Il giudizio si è concluso, poi, con la revoca del decreto opposto e l’accoglimento delle domande dell’attore.

All’atto della notifica della sentenza che ha definito il giudizio di primo grado, l’opposto, rimasto contumace, ha proposto appello deducendo quali motivi di gravame che la citazione introduttiva del giudizio di primo grado fosse sprovvista dell’indicazione dell’ufficio giudiziario competente per la causa, della data dell’udienza, dell’avviso concernente la costituzione in giudizio, delle conclusioni rassegnate dall’attore e, da ultimo,  dell’indicazione dei mezzi di prova.

I giudice del gravame pur rilevando la nullità della citazione l’ha ritenuta sanata dalla proposizione dell’appello, entrando nel merito delle ragioni dell’opposizione che ha ritenuto fondata solo in parte.

Successivamente l’opposto ha proposto ricorso per Cassazione.

La Suprema Corte, rifacendosi ad una precedente pronuncia (n. 7885/2017) ha statuito primariamente che la citazione mancante dei suddetti elementi non possa comunque qualificarsi inesistente ma nulla, con possibilità di sanatoria come previsto dall’art. 164 c.p.c.  comma 3 anche a mezzo della proposizione dell’appello avverso la sentenza che ha definito il primo grado in cui il contraddittorio non è stato correttamente instaurato.

Di conseguenza, il giudice d’appello dovrà provvedere a dichiarare nullo il giudizio e conseguentemente la sentenza di primo grado trattenendo la decisione nel merito presso di sé in quanto il caso di specie non rientra tra le ipotesi tassative e non suscettibili di interpretazione analogica che prevedono la rimessione degli atti al giudice di primo grado.

Cass., Sez. III, 15 gennaio 2020, n. 544

Andrea Asnaghi – a.asnaghi@lascalaw.com

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