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Nullità della citazione? Addio all’opposizione!

In presenza di una eccessiva genericità ed indeterminatezza delle ragioni di fatto e di diritto poste alla base dell’atto di citazione, il giudice non può esercitare il potere di sanatoria della nullità processuale. Di conseguenza, rilevata la nullità di cui all’art. 164 co. 4 c.p.c., la causa può essere definita anche senza la concessione dei termini ex art. 183 co. 6 c.p.c., anche se espressamente chiesti dalle parti.

Il Tribunale di Benevento, con la recentissima sentenza n. 719 del 18 aprile scorso, pronunciata a definizione di un procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, ha enucleato alcuni fondamentali principi in tema di diritto di difesa e di contraddittorio.

In apertura della sentenza in parola si è innanzitutto rimarcato come non sussista alcun obbligo in capo al giudicante di assegnare i termini di cui all’art. 183 co. 6 c.p.c., quantomeno nei casi in cui la causa sia ritenuta matura per la decisione già dall’esame dei soli atti introduttivi del giudizio.

Tale interpretazione discende da una lettura costituzionalmente orientata degli articoli del codice di procedura civile che attribuiscono al giudice il potere di dirigere il procedimento verso una rapida e sollecita definizione dello stesso (art. 175 c.p.c.), di rimettere la causa in decisione senza bisogno di assumere mezzi di prova (art. 187 c.p.c.) e, soprattutto, di rimettere la causa in decisione anche nell’udienza destinata esclusivamente alla prima comparizione delle parti (art. 80 bis disp. att. c.p.c.).

Il combinato disposto di tali norme, letto alla luce del principio generale di ragionevole durata del processo, permette di ritenere che il giudice, nell’esercizio del potere di organizzazione del calendario processuale riconosciutogli dalla legge, non sia vincolato alle istanze di concessione dei termini di cui all’art. 183 co. 6 c.p.c. in tutti i casi in cui tale “appendice istruttoria”, ridondante o inutile, sia ritenuta ostativa alla rapida definizione del processo.

Tale interpretazione trova conferma anche in una recente pronuncia della Corte di Cassazione, secondo la quale il favor manifestato dal Legislatore per le soluzioni acceleratorie dell’attività di amministrazione della giustizia verrebbe frustrato da eventuali diverse interpretazioni delle norme sopra citate. Infatti, l’accoglimento di una diversa soluzione non farebbe altro che spianare la strada alla proposizione di richieste istruttorie superflue e meramente defatigatorie.

Secondo il Tribunale di Benevento, la scelta di non concedere i termini per la produzione delle memorie ex art. 183 c.p.c. non lederebbe in alcun modo il diritto di difesa della parte soccombente, considerata la previsione della possibilità di sollecitare la revoca dell’ordinanza con cui il Giudice disattende le istanze istruttorie.

La ragione per cui il Giudice beneventano ha ritenuto opportuno soffermarsi a lungo sulla sopra citata questione è da ricercarsi nel contenuto oggettivo dell’atto di citazione in giudizio, così generico e confuso da escludere qualunque tentativo di sanatoria o integrazione. Di conseguenza, nulla potendo “rianimare” l’atto di citazione in opposizione, il giudice non ha potuto che ritenere la causa matura per la decisione, valutando come inutile e superflua ogni ulteriore attività istruttoria.

Per quanto riguarda l’eccessiva genericità dell’atto di citazione in giudizio, il Tribunale ha accolto l’eccezione pregiudiziale di nullità dell’atto di citazione per vizio della editio actionis: parte attrice, nel convenire in giudizio la banca in opposizione al decreto ingiuntivo da quest’ultima precedentemente ottenuto, ha infatti omesso di indicare gli elementi di fatto e di diritto posti a fondamento della propria domanda, causando l’assoluta incertezza sul contenuto della causa petendi.

Riscontrando che l’individuazione dell’esatta causa petendi non era possibile nemmeno dall’esame complessivo dell’atto di citazione in giudizio, compresa la parte espositiva dello stesso, il giudice adito ha ricordato come non possa demandarsi al Tribunale l’attività di esatta individuazione della causa petendi, rientrando questa tra gli elementi essenziali dell’atto di citazione previsti a pena di nullità dagli articoli 163 e 164 del codice di procedura civile. Tuttalpiù, il giudice potrebbe attribuire un nomen iuris diverso alla domanda proposta, ma di sicuro non può spingersi a definire ufficiosamente la più conveniente ragione sostanziale idonea a sostenere il petitum condannatorio.

La tranciante valutazione del giudice di prime cure è scaturita dalla circostanza che, in sede di citazione, parte attrice si sia limitata a contestare l’entità del credito ingiunto, la mancanza di prove idonee a legittimare l’emissione del decreto ingiuntivo e l’importo di interessi, commissioni e spese applicate ai rapporti bancari azionati in via monitoria in modo del tutto apodittico, generico e poco chiaro, senza indicare i riferimenti normativi o contrattuali rispetto ai quali ha formulato le proprie doglianze, articolando una difesa confusa e priva di specifici e chiari riferimenti al caso concreto dedotto in giudizio.

Di conseguenza, il Tribunale non ha potuto che accogliere l’eccezione pregiudiziale di nullità della citazione sollevata dalla banca convenuta, atteso che, sulla base dell’inadeguato contenuto dell’atto introduttivo, questa non ha potuto articolare adeguatamente le proprie difese giuridiche.

Nel caso in cui si fosse accolta una soluzione di segno contrario, la convenuta opposta avrebbe infatti subito una grave compressione del proprio diritto di difesa: data la mancata indicazione dei fatti posti a fondamento dell’opposizione, la banca non potrebbe contestarli ed assolvere all’onere probatorio dei fatti costitutivi della propria pretesa creditoria.

Sulla base di tali considerazioni, dichiarata la nullità dell’atto di citazione ex art. 164 co. 4 c.p.c., il Giudice ha poi precisato che, trattandosi di vizio afferente al profilo dell’editio actionis, un’eventuale sanatoria dello stesso in corso di causa avrebbe avuto solo efficacia ex nunc (a differenza di quanto previsto in tema di nullità formali, che possono essere sanate retroattivamente). Perciò, dato che il potere di sanatoria officiosa esercitabile con l’ordine di rinnovazione della citazione fa salve le decadenze maturate in corso di causa, il termine per l’opposizione al decreto ingiuntivo previsto dall’art. 641 c.p.c. è da considerarsi spirato e, di conseguenza, il decreto ingiuntivo confermato.

Tribunale di Benevento, 18 aprile 2019, n. 719

Valentina Zamberlan – v.zamberlan@lascalaw.com

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