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Nullità del contratto derivato: la posizione della Corte d’Appello di Milano

La Corte d’Appello di Milano torna a pronunciarsi sulla validità dei contratti derivati e, confermando la pronuncia del primo grado di giudizio (Tribunale di Milano, sentenza n. 9565 del 18.7.2014), esamina e rigetta i diversi motivi di gravame proposti da parte di una società che contestava l’invalidità del contratto negoziato con un intermediario finanziario, in virtù della supposta assenza della causa negoziale del contratto, ovvero del preteso inadempimento informativo in sede precontrattuale.

In particolare, in primo luogo, il Collegio di secondo grado (con sentenza n. 1320 del 6.4.2016), analizzando l’eccezione di nullità contrattuale (sollevata nel corso degli scritti conclusivi dalla società), osserva “che la nullità di un atto può essere rilevata d’ufficio dal giudice se non è stata tempestivamente eccepita dalle parti. Tuttavia da ciò non discende un dovere del giudice di motivare su di una eccezione non tempestivamente sollevata dalla parte, qualora la nullità eccepita tardivamente sia ritenuta infondata. Sul punto è sufficiente ricordare la massima espressa dalle Sezioni Unite della Suprema Corte nella sentenza n. 26242 del 12/12/2014 secondo la quale: “Il rilievo ex officio di una nullità negoziale – sotto qualsiasi profilo ed anche ove sia configurabile una nullità speciale o di protezione – deve ritenersi consentito, sempreché la pretesa azionata non venga rigettata in base ad una individuata ragione più liquida, in tutte le ipotesi di impugnativa negoziale (adempimento, risoluzione per qualsiasi motivo, annullamento, rescissione), senza, per ciò solo, negarsi la diversità strutturale di queste ultime sul piano sostanziale, poiché tali azioni sono disciplinate da un complesso normativo autonomo ed omogeneo, affatto incompatibile, strutturalmente e funzionalmente, con la diversa dimensione della nullità contrattuale”.

In secondo luogo, ponendo l’accento in merito alla “causa” del contratto derivato, il Collegio osserva e ricorda che “la causa tipica del contratto di swap è rappresentata dallo scambio di flussi finanziari in relazione alla variazione dei tassi, essendo la reciprocità dell’assunzione del rischio un elemento esterno al contratto. Difatti un contratto di swap è caratterizzato proprio dall’elemento dell’alea e la mancanza di prestazioni sinallagmatiche e bilaterali non determina la nullità negoziale per difetto di causa. D’altronde, in merito all’equivalenza del rischio assunto dalle parti, è evidente che le stesse erano entrambe vincolate al rischio derivante dall’andamento dei tassi. Pertanto, è proprio la natura meramente aleatoria che contraddistingue il tipo di contratto, che l’appellante ha liberamente scelto di concludere, che esclude la possibilità di effettuare una valutazione ex post sugli effetti economici dello stesso e da questi far discendere la nullità”.

La pronuncia in esame, perciò, riconosce la natura aleatoria del contratto derivato mediante l’assunzione di rischi reciproci delle parti, senza che la (asserita) mancanza di prestazioni sinallagmatiche e bilaterali determini la nullità negoziale per difetto di causa, escludendosi la possibilità di effettuare valutazioni a posteriori sugli effetti economici del contratto.

Nel segno dell’insegnamento della Giurisprudenza di legittimità (cfr Cass. Civ., Sez. I, 26-5-2009, n. 12138), infine, il Collegio di secondo grado – analizzando la dichiarazione rilasciata dal legale rappresentante del società in merito allo status di operatore qualificato – ricorda che “il rilascio della dichiarazione autoreferenziale ex art. 31 del regolamento Consob 11522/98 esonera l’intermediario dal compimento di ulteriori verifiche, avendo valore fidefacente”.

App. Milano, 21 marzo 2016 (leggi la sentenza)

Paolo Francesco Brunop.bruno@lascalaw.com

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