Contenzioso finanziario

Nullità contrattuale e rilevabilità d’ufficio: quale sorte al contratto disciplinante la prestazione dei servizi di investimento?

Cass., Sez. I, 19 ottobre 2015, n.21102 (leggi la sentenza)

Con una recente pronuncia, la Corte di Legittimità (Cass. Civ., Sez. I, 19-10-2015, n. 21102) è intervenuta per chiarire quale sia il limite alla deduzione di pretese nullità contrattuali, rilevate da parte dell’investitore, nell’ambito della prestazione dei servizi di investimento offerti da parte dell’intermediario, alla luce peraltro del recente orientamento sancito dalla Corte nomofilattica in tema di nullità contrattuale e rilevabilità d’ufficio (Cass. Civ., Sez. Unite, 12-12-2014, n. 26242).

Nel corso del giudizio di merito, infatti, l’investitore aveva lamentato la pretesa inefficacia e/o nullità, ovvero annullamento dei singoli ordini di investimento, “essendosi verificato uno squilibrio contrattuale non essendo stato sufficientemente informato delle operazioni”.

L’azione in primo grado trovava accoglimento affermandosi la presunta necessità della forma scritta dei singoli ordini di investimento e, nel successivo grado di giudizio, la pronuncia veniva riformata “rilevando che l’artt. 23 T.U.F. prescrive la forma scritta del contratto quadro e non delle singole negoziazioni”.

In sede di legittimità, l’investitore impugnava la pronuncia resa dalla Corte d’Appello assumendo diversi (e nuovi) motivi di nullità contrattuale (tra cui, la presunta inesistenza della sottoscrizione da parte della Banca, assenza della data nel contratto, etc), rappresentando molteplici motivi di censura della sentenza resa dal Collegio di secondo grado.

La Suprema Corte – rilevando in parte l’infondatezza ed inammissibilità dei motivi di ricorso proposti dall’investitore (argomentando che “Il rilievo dell’inammissibilità del ricorso prescinde anche dall’obiezione della banca, la quale fa notare come dalla stessa copia del contratto quadro prodotta dal ricorrente (e dal medesimo sottoscritta) si evinca la premessa: «abbiamo ricevuto la vostra lettera contratto che qui di seguito trascriviamo in segno di benestare e accettazione»”) – ha rigettato il gravame proposto dall’investitore rilevando che “non è, dunque, applicabile il principio per il quale il giudice innanzi al quale sia stata proposta domanda di nullità contrattuale deve rilevare di ufficio l’esistenza di una causa di quest’ultima diversa da quella allegata dall’istante, essendo quella domanda pertinente ad un diritto autodeterminato, sicché è individuata indipendentemente dallo specifico vizio dedotto in giudizio (Sez. U, Sentenza n. 26242 del 12/12/2014) né quello in virtù del quale la rilevabilità officiosa delle nullità negoziali deve estendersi anche a quelle cosiddette di protezione, da configurarsi, alla stregua delle indicazioni provenienti dalla Corte di giustizia, come una “species” del più ampio “genus” rappresentato dalle prime, tutelando le stesse interessi e valori fondamentali – quali il corretto funzionamento del mercato (art. 41 Cost) e l’uguaglianza almeno formale tra contraenti forti e deboli (art. 3 Cost) – che trascendono quelli del singolo (Sez. U, Sentenza n. 26242 del 12/12/2014)”.

21 ottobre 2015

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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