L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

Nulla la transazione sottoscritta dall’AD avente ad oggetto i compensi del Collegio Sindacale

Il Tribunale di Roma, Sezione XVI, specializzata in materia d’impresa, con sentenza depositata in data 7 giugno 2019, n. 12055, è stato chiamato a stabilire se la transazione conclusa tra l’amministratore delegato di una società e un membro del collegio sindacale, a mezzo della quale si riconosceva a tale sindaco un compenso più alto di quello previsto dalla delibera di nomina, rappresenti atto lecito ed efficace, opponibile alla società.

È accaduto, infatti, che il Comune di Roma citasse in giudizio un membro del collegio sindacale della società municipalizzata che si occupa del servizio di trasporto pubblico, lamentando che questi, a seguito di una transazione conclusa con l’amministratore delegato della società municipalizzata, aveva percepito compensi in misura superiore a quanto deliberato dall’assemblea al momento della nomina.

Il sindaco si difendeva in giudizio chiedendo il rigetto della domanda del Comune e chiamando, comunque, in causa l’amministratore delegato per farsi manlevare da quest’ultimo in caso di declaratoria della nullità della transazione, fondando tale chiamata in garanzia sui principi della tutela dell’affidamento e dell’apparenza del diritto.

Il Tribunale Capitolino si è dunque trovato a stabilire se la transazione conclusa tra un membro del collegio sindacale e l’amministratore delegato possa riconoscere al primo un compenso superiore a quello deciso dai soci con la delibera di nomina.

Il Tribunale, dunque, ricordando che l’incarico del componente del collegio sindacale deve essere necessariamente oneroso, poiché il riconoscimento del compenso concorre a tutelare, a garanzia dei terzi e del mercato, la serietà, l’indipendenza e l’obiettività della funzione rivestita dal sindaco (Cass., 10 aprile 2015, n. 7299), evidenziava che l’articolo 2402 c.c. prevede che la retribuzione annuale dei sindaci, se non è stabilita nello statuto, deve essere determinata dall’assemblea all’atto della nomina per l’intero periodo di durata del loro ufficio.

Accertato poi che la transazione impugnata dal Comune di Roma riconosceva effettivamente al membro del collegio sindacale compensi superiori a quelli deliberati dall’assemblea dei soci, il Tribunale di Roma stabiliva che “In considerazione di quanto innanzi rilevato con riguardo all’articolo 2402 cod. civ. e alla determinazione del compenso dei sindaci, l’amministratore delegato di … S.p.A. non aveva la capacità di disporre dei diritti costituenti oggetto della contesa, non essendo legittimato alla determinazione del compenso in discussione, il cui ammontare aveva anzi ripetutamente costituito oggetto di formale conferma da parte dell’assemblea dei soci. Ne deriva che la transazione intercorsa tra l’amministratore, privo del potere di stabilire la misura del compenso e non autorizzato dall’assemblea, e il sindaco, in quanto avente ad oggetto diritti sottratti alla disponibilità delle predette parti, deve ritenersi nulla, in applicazione dell’articolo 1966, II comma, cod. civ.. Secondo detta disposizione, al fine di poter transigere è necessario avere la capacità di disporre dei diritti che costituiscono oggetto della lite, diritti che attengono, nel caso di specie, alla determinazione del compenso del sindaco, e che non devono essere sottratti, per loro natura o per espressa disposizione di legge, alla disponibilità delle parti. Deve pertanto ritenersi nulla la transazione conclusa da un soggetto privo del potere di manifestare efficacemente la propria volontà in ordine al rapporto controverso”.

Accertata la nullità della transazione, il Tribunale ha conseguentemente condannato l’ex membro del collegio sindacale a rifondere alla società tutti i compensi percepiti in esecuzione della transazione medesima. Il collegio giudicante ha poi rigettato anche la domanda di manleva nei confronti dell’amministratore delegato, poiché, a parere dei giudici, “derivando la mancanza di legittimazione dell’amministratore unico dal disposto di cui all’articolo 2402 cod. civ. … deve escludersi che il sindaco, pienamente a conoscenza della posizione assunta in merito alla determinazione dei compensi da parte del Comune di Roma, abbia potuto ragionevolmente convincersi del legittimo esercizio di poteri di rappresentanza da parte dell’amministratore e in sostituzione dell’assemblea”.

Trib. Roma, Sez. XVI, 7 giugno 2019, n. 12055

Fabio Dalmasso – f.dalmasso@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
L'indennità di occupazione è percepita dal Custode giudiziario

Nel caso di una pluralità di società riconducibili a più persone fisiche appartenenti alla medesi...

Corporate

L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

Il Tribunale di Torino - Sezione specializzata in materia di Impresa, con decreto emesso inaudita al...

Corporate

Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

La società di fatto, nel rapporto tra soci, non può essere dimostrata sulla base di mere dichiaraz...

Corporate

X