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Novità introdotte dal DDL Concorrenza in materia antitrust

Il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 4 novembre 2021, ha approvato il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021 (“DDL Concorrenza”). Si tratta di uno dei principali obiettivi presi dal governo nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (c.d. PNRR), che prevede – entro la fine dell’anno – aggiornamenti ed innovazioni nei seguenti settori: servizi pubblici locali; energia; trasporti; rifiuti; avvio di un’attività imprenditoriale; vigilanza del mercato.

Le finalità del progetto sono quelle di (i) promuovere lo sviluppo della concorrenza, al fine di garantire l’accesso ai mercati di imprese di minori dimensioni, (ii) rimuovere gli ostacoli regolatori, di carattere normativo e amministrativo, all’apertura dei mercati e, infine, (iii) assicurare la tutela dei consumatori.

Il testo interviene, tra le altre cose, sul rafforzamento dei poteri antitrust.

Il DDL Concorrenza introduce infatti alcune importanti modifiche normative volte a rafforzare il potere di accertamento degli illeciti alle norme poste a tutela della concorrenza e del mercato da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (di seguito “AGCM” o “Autorità”).

In particolare, con riferimento alla Legge 10 ottobre 1990, n. 287, “Norme per la tutela della concorrenza e del mercato” (“Legge Antitrust”):

  • viene chiarito che, per “impresa comune” rilevante ai fini della realizzazione di una operazione di concentrazione si intende quando due o più imprese procedono alla costituzione di un’impresa comune che“esercita stabilmente tutte le funzioni di una entità autonoma” (art. 5);
  • viene previsto che anche le operazioni di costituzione di un’impresa comune finalizzate a coordinare il comportamento di imprese indipendenti possano – diversamente dalla norma in vigore prima del DDL concorrenza – essere valutate in quanto potenziali operazioni di concentrazione; tale valutazione avverrà poi “secondo i parametri adottati per la valutazione delle intese restrittive della libertà di concorrenza, al fine di stabilire se l’operazione comporti le conseguenze di cui all’articolo 6” della Legge Antitrust (ovvero il divieto di compiere l’operazione o di concretizzarla secondo misure tese ad impedire la realizzazione di una intesa restrittiva della concorrenza);
  • tenuto conto dell’obbligo di comunicazione preventiva previsto all’art. 16 della Legge Antitrust a carico delle imprese che intendano realizzare una operazione di concentrazione, è stato introdotto un nuovo parametro di valutazione da parte dell’Autorità inerente agli effetti anti-competitivi di acquisizioni di controllo su imprese di piccole dimensioni “caratterizzate da strategie innovative, anche nel campo delle nuove tecnologie”;
  • sono stati ampliati i casi in cui l’Autorità può, facoltativamente, richiedere la comunicazione preventiva prevista all’art. 16 della Legge Antitrust;
  • sono stati ampliati i poteri di indagine in capo all’Autorità finalizzati a verificare l’esistenza di infrazione ai divieti previsti dalla Legge Antitrust, prevedendo che “ai fini dell’esercizio dei poteri del presente capo [ossia quello di poter instaurare la fase istruttoria] l’Autorità può in ogni momento richiedere a imprese e a enti che ne siano in possesso, di fornire informazioni e di esibire documenti utili”;
  • è stata introdotta la facoltà per le imprese coinvolte dall’istruttoria da parte dell’Antitrust di manifestare per iscritto la loro disponibilità ad addivenire ad una transazione ai sensi della Legge Antitrust.

Relativamente, invece, alla Legge del 18 giugno 1998, n. 192 “disciplina della subfornitura nelle attività produttive” (“Legge Subfornitura”) viene implementata, innanzitutto, l’attività di contrasto alle fattispecie di abuso di dipendenza economica, rafforzando in particolare la presunzione di dipendenza economica nel caso in cui “un’impresa utilizzi i servizi di intermediazione forniti da una piattaforma digitale che ha un ruolo determinante per raggiungere utenti finali o fornitori, anche in termini di effetti di rete o di disponibilità dei dati”.

Inoltre, viene precisato che l’abuso di dipendenza economica possa consistere: (i) nel rifiuto di vendere o nel rifiuto di comprare, (ii) nella imposizione di condizioni contrattuali “ingiustificatamente gravose o discriminatorie, anche retroattive”, (iii) nella interruzione arbitraria delle relazioni commerciali in atto, (iv) nell’applicazione di condizioni “oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti”, (v) nel fornire informazioni o dati insufficienti in merito all’ambito o alla qualità del servizio fornito, e (vi) nella richiesta di indebite prestazioni unilaterali, non giustificate dalla natura o dal contenuto dell’attività svolta.

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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