Notifica PEC a buon fine, se segue alla lettera le normative

Notificazioni, residenza anagrafica e dimora abituale…non darmi per scontata!

Nel caso la notificazione di un atto venga eseguita a mani di un familiare del destinatario e non direttamente e personalmente a mani proprie di quest’ultimo, e qualora la notificazione venga eseguita presso il luogo di residenza del famigliare e questo sia diverso dal luogo di residenza del destinatario, non opera, in questi casi, il principio della presunzione di convivenza non meramente occasionale tra i due soggetti (famigliare convivente e destinatario) con la conseguenza che la notifica eseguita con le suddette modalità dovrà ritenersi affetta da nullità.

Il principio in commento è stato ribadito anche in una recente pronuncia (sentenza n. 12091/2019) della Suprema Corte. Nel caso di specie, al termine del giudizio di primo grado, nel quale il convenuto era rimasto contumace, il tribunale lo condannava al pagamento della somma richiesta in favore dell’attore. Il convenuto, allora, impugnava la sentenza in appello eccependo sia la nullità della notifica della citazione, sia del verbale contenente l’ordinanza di ammissione dell’interrogatorio formale, nonché, da ultimo, della sentenza che ha definito il giudizio di primo grado. Tutte le notifiche, veniva sostenuto, furono eseguite in luogo diverso rispetto all’effettiva residenza risultante dal certificato storico di residenza.

La Corte D’Appello adita rigettava il gravame sul presupposto che il luogo in cui furono eseguite le notificazioni, seppure diverso da quello della residenza come risultante dal certificato, corrispondeva, tuttavia, al luogo in cui il notificato aveva la dimora abituale.

Avverso il rigetto dell’appello è stato proposto ricorso per Cassazione.

Per la Suprema Corte il ricorso appare fondato. In base al ragionamento di diritto sotteso alla pronuncia, la Cassazione evidenzia come la corte territoriale non ha fatto altro che applicare e riprodurre nella sua pronuncia il principio, ormai consolidato, in merito al valore meramente presuntivo delle residenze anagrafiche, il quale è superabile da una prova contraria desumibile da qualsiasi fatto contrario che abbia come risultato di disinnescare l’operatività di questa presunzione.

Alla luce di quanto sopra esposto, in caso di notifica ad un famigliare del destinatario eseguita presso una residenza diversa da quella del destinatario stesso, questa è nulla e non opera la presunzione di convivenza non meramente occasionale tra i due soggetti; inoltre, la nullità non viene sanata nemmeno da una conoscenza che ne abbia il destinatario successiva alla notifica stessa, se questa conoscenza non venga poi accompagnata dalla formale costituzione in giudizio.

Per questi motivi la Cassazione accoglie i motivi di ricorso e cassa con rinvio la sentenza impugnata.

Cass., Sez. II Civ., 8 maggio 2019, n. 12091

Andrea Asnaghi – a.asnaghi@lascalaw.com

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