Notifica all’avvocato…se mi cancelli non vale

Notificazione dell’Ufficiale Giudiziario: quando è contestabile con la sola prova contraria

Con la recentissima sentenza in commento, la Suprema Corte conferma un fondamentale principio di diritto in materia di querela di falso, indicando con chiarezza quale genere di attestazioni contenute in una relata di notifica, possano essere contestate nel relativo giudizio di falso e quali no con conseguente inammissibilità della domanda.

Nel caso di specie il ricorrente era stato originariamente convenuto dinanzi al Gdp per il pagamento di una sanzione amministrativa e in tale sede aveva eccepito la nullità e falsità della relata di notifica di una cartella esattoriale nella parte in cui si attestava che l’atto fosse stato consegnato a tale D.R. nella sua dichiarata qualità di portiere, posto che in realtà, lo stabile fosse privo di un portiere e che il soggetto ricevente svolgesse solo mansioni di donna delle pulizie.

Il Giudice di pace, ritenuta rilevante l’attestazione di notifica ai fini del decidere, autorizzava la presentazione della querela di falso dinanzi al Tribunale in formazione collegiale, ma quest’ultimo giudicante dichiarava la domanda inammissibile per “mancanza di materia”.

Impugnata tale decisione in appello e fatto ricorso in Cassazione, con la sentenza in oggetto gli Ermellini respingono la domanda secondo le seguenti argomentazioni.

Osservavano, innanzitutto, che l’autorizzazione del giudice di prima istanza a presentare querela di falso si basa unicamente sulla valutazione per cui l’atto è rilevante ai fini della decisione ma non statuisce affatto né sulla pertinenza della domanda di falso né tanto meno sull’esistenza del falso, ragion per cui non è precluso al Tribunale di dichiarare comunque la domanda inammissibile; in secondo luogo ed entrando nel merito della questione,  fanno rilevare che la relata di notifica redatta dal P.U., fa fede fino a querela di falso per le sole attestazioni che riguardano l’attività svolta direttamente dall’Ufficiale giudiziario, ovvero per i soli fatti e attività constati da lui personalmente o asseriti come avvenuti in sua presenza;

Viceversa, le attestazioni che non sono frutto della sua diretta percezione ma derivano delle informazioni assunte o delle dichiarazioni fornitegli da terzi estranei, seppure riportate sulla relata come “assunte”, non sono assistite da “fede privilegiata” ai sensi dell’art. 2700 c.c. perché sono informazioni di cui il P.U. non può controllarne la veridicità intrinseca; al contrario si tratta di attestazioni assistite dalla presunzione di veridicità che, quindi, il ricorrente ben può contestare dinanzi allo stesso giudice di merito ove sono state esibite da controparte (a sostegno della propria domanda).

Pertanto e tornando al caso di specie, il ricorrente avrebbe dovuto eccepire e provare con prova contraria, dinanzi al Giudice di pace, l’inesistenza della qualità di portiere in capo al soggetto ricevente l’atto.

Cass., Sez. VI, 18 gennaio 2016, n. 1197 (leggi la sentenza)

Fabrizia D’Alba f.dalba@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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