Diritto Processuale Civile

Notifica PEC: inesistenza per mancata ricevuta di consegna

Cass., sez. Lavoro, 7 ottobre 2015, n. 20072 (leggi la sentenza) 

Nell’ambito della sentenza presa in esame, la Suprema Corte, si è pronunciata disponendo l’inesistenza della notifica avvenuta tramite PEC (Posta Elettronica Certificata), qualora non si produca la relativa ricevuta di consegna. Trattasi, nel caso concreto, della mancanza della seconda mail generata dal gestore di Posta Elettronica inviata al mittente. Pertanto, la Corte, ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso sottoposto alla sua attenzione non liquidando le spese ed inoltre, sussistendone i presupposti, ha disposto il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

La decisione in commento trova la sua genesi dal ricorso con cui D.C.G.W. impugnava, ex art. 1 comma 48, L. 92/2012, il licenziamento, a suo dire illegittimo, irrogato dal proprio datore di lavoro. Già rigettato il reclamo da parte della Corte d’Appello competente, facendo seguito al secondo grado di giudizio, il D.C. proponeva poi ricorso in Cassazione sulla base di un unico motivo. Tuttavia la Suprema Corte ha rilevato l’inammissibilità dello stesso non risultando adeguatamente compiuto il procedimento di notificazione. Il difensore del D.C., infatti, ha effettuato, in data 15.09.2014, notifica del ricorso via PEC; a norma, però, dell’art. 3 bis, comma 3, della L. n. 53 del 1994, tale notifica trova il suo perfezionamento, per il mittente, dal momento in cui si genera ricevuta di accettazione e, per il destinatario, dal momento in cui si genera la ricevuta di avvenuta consegna. Inoltre, l’art. 6, comma 1, contenuto nel D.P.R. dell’11 febbraio 2005, n. 68 presuppone che nell’ambito della ricevuta di accettazione fornita al mittente da parte del gestore del sistema di Posta Elettronica Certificata utilizzato, siano inseriti i dati di certificazione costituenti prova dell’avvenuta spedizione del messaggio, fornendo quindi, in ragione di quanto specificato nel comma 2 della predetta norma, un’adeguata certificazione dell’arrivo del messaggio all’indirizzo del destinatario. Quand’anche non fosse possibile procedere al deposito telematico dell’atto, l’avvocato è tenuto ad estrarre copia del messaggio PEC su supporto analogico, unitamente ai relativi allegati, corredato da ricevuta di accettazione ed avvenuta consegna.

Proprio nel caso di specie, in ragione della mancata produzione della ricevuta di consegna della notifica, tramite Posta Elettronica Certificata, del ricorso in Cassazione, si è generata l’inesistenza della notificazione non dando in tal modo ai giudici la possibilità di disporne rinnovo ex art. 291 c.p.c., giacchè tale ipotesi si ravvisa nel solo caso di esistenza della notificazione, seppur affetta da vizio di nullità.

Per tutte le ragioni appena esposte la Suprema Corte ha dichiarato inammissibilità del ricorso e, in considerazione della mancata redazione del contradditorio, ha ritenuto opportuno non pronunciarsi in alcun modo sulle spese applicando altresì, in aggravio, quanto disposto da parte dell’art. 1, comma 17, della L. 24 dicembre 2012, disponendo pertanto il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto

16 ottobre 2015 

Andrea Madaro – a.madaro@lascalaw.com

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