Notifica PEC a buon fine, se segue alla lettera le normative

Notifica PEC a buon fine, se segue alla lettera le normative

La notificazione con modalità telematica deve essere eseguita ricorrendo ad indirizzi PEC risultanti dai pubblici elenchi, con espressa indicazione dell’elenco da cui gli stessi indirizzi sono stati estratti, in virtù del combinato disposto dell’articolo 3 bis, legge n. 53/1994 e articolo 16-ter del d.l. 179/12, convertito dalla legge n. 221/12.

Queste sono le disposizioni a cui fa riferimento la Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 17346/19, depositata il 27 giugno, che rigetta un ricorso avverso una sentenza della Corte di Appello di Perugia.

In particolare, la vicenda trae origine da un provvedimento del Giudice di secondo grado che dichiarava l’estinzione del processo a causa della mancata notifica della citazione nei confronti dell’Avvocatura di Stato da parte del ricorrente. Avverso tale provvedimento, è stato proposto ricorso in Cassazione, lamentando la violazione dell’articolo 291 c.p.c. e del R.D. n. 1611 del 1910, art. 11, relativo alle modalità di citazione delle Amministrazioni pubbliche in giudizio.

Prima di analizzare la decisione della Cassazione in merito al predetto ricorso, è bene far luce sulla disciplina della notifica a mezzo PEC.

Innanzi tutto, occorre fare riferimento alla legge 53/1994, il cui articolo 3 bis, comma 1, dispone testualmente “la notificazione può essere eseguita esclusivamente utilizzando un indirizzo di posta elettronica certificata del notificante risultante da pubblici elenchi”, con l’obbligo per il notificante di dichiarare nella relazione di notificazione “l’indicazione dell’elenco da cui il predetto indirizzo è stato estratto“.

Quindi, sia il mittente che il destinatario della PEC devono risultare nei pubblici registri, pena la nullità della notifica in virtù del disposto dell’articolo 11 della stessa legge.

E’ l’art. 16-ter del D.L. 179/2012 che invece individua i suddetti pubblici elenchi, per esempio, tra quelli oggi attivi, si menzionano l’INI-PEC, che raccoglie tutti gli indirizzi di PEC delle Imprese e dei Professionisti presenti sul territorio italiano; l’Elenco o Registro PA (da non confondere con l’Indice PA che non è più considerato un pubblico registro), contenente gli indirizzi delle Amministrazioni pubbliche; il Registro delle Imprese, infine RegInDE (Registro generale degli Indirizzi Elettronici).

Per completezza, si riporta una recente sentenza (8 febbraio 2019, n. 3709) in cui la Cassazione, andando contro il dettato normativo sopra esposto, ha statuito che le notifiche alla Pubblica Amministrazione debbano essere eseguite agli indirizzi contenuti nel RegInDE e non anche a quelli riportati nell’INI-PEC, in quanto quest’ultimo elenco “è utilizzato dall’Avvocatura dello Stato per scopi amministrativi e non giudiziali”. Pertanto, la notifica ad un indirizzo contenuto solo nell’INI-PEC è da considerarsi nulla.

Alla luce della disciplina sopra analizzata, la Cassazione ha rigettato il ricorso, in quanto il ricorrente non ha specificato come sia stata eseguita in concreto la notificazione, ovvero se l’indirizzo utilizzato fosse incluso in uno degli elenchi sopra menzionati. Bensì, si è limitato a censurare la decisione del Giudice d’Appello “in base a un ragionamento astratto”, cioè ha solamente riportato pronunce ed orientamenti giurisprudenziali volti a definire quali siano i pubblici elenchi e le modalità di perfezionamento della notifica a mezzo PEC.

Cass., Sez. VI Civ. – 1, 27 giugno 2019, ordinanza n. 17346

Giulia Pizzagalli – g.pizzagalli@lascalaw.com

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