Corporate

Note in merito alla pignorabilita’ delle quote di una Sas

Rilevanza centrale assume la disposizione di cui all’art. 2270 c.c. che indica una serie di strumenti che possono essere utilizzati dal creditore particolare del socio a tutela delle proprie ragioni creditorie.

Tra le ipotesi indicate, il legislatore non ha fatto espressa menzione allo strumento del pignoramento delle quote.

Tale mancanza ha determinato notevole incertezza circa l’espropriabilità delle quote nelle società di persone: per brevità espositiva,  sebbene il dibattito sia in dottrina che in giurisprudenza sia stato piuttosto vivace, in questa sede,  si ritiene opportuno soffermarsi solo su alcuni punti fondamentali di seguito, meglio specificati.

La tesi negazionista

Secondo la tesi tradizionale il creditore particolare del socio, finché dura la società, non può sottoporre ad espropriazione la quota di partecipazione del socio debitore per conseguire quanto a lui dovuto.

Gli ostacoli posti alla base dell’impignorabilità sono da individuarsi nell’infungibilità, per il corretto e proficuo svolgimento dell’attività sociale, della partecipazione del socio e, quindi, nella difficoltà di dissociare giuridicamente il valore economico delle quota dalla capacità ed attitudini personali del suo titolare:  in altre parole, tale limite deve essere ravvisato nell’essenzialità della partecipazione di ciascun socio alla società.

Il creditore, pertanto, potrà soddisfare le proprie ragioni al momento della liquidazione della società.

In ogni caso, è opinione univoca che il creditore particolare del socio possa far valere le proprie pretese sottoponendo a pignoramento gli utili che il socio- debitore percepisce.

Critiche all’impostazione tradizionale 

La limitazione delle azioni che possono essere intraprese dal creditore particolare del socio, ha imposto a tale impostazione una doverosa critica, che ha condotto allo sviluppo di un contrario filone di pensiero, ad oggi, prevalente.

La tesi possibilista: 

L’orientamento sopra citato contempla due  ipotesi differenti.  

a) Quote sociali liberamente trasferibili 

La Suprema Corte, con sentenza n. 15605/2002, ha affermato la possibilità di sottoporre a sequestro – e, dunque, a successivo pignoramento – la quota di partecipazione del socio accomandatario, osservando come l’esigenza di tutela dell’elemento personalistico non ricorra quando i soci abbiano concordemente scelto un regime di libera trasferibilità della quota medesima, in deroga all’art. 2252 c.c.

Tale principio è altresì applicabile nella fattispecie in cui sussista la clausola di prelazione, poiché posta, non a difesa dell’elemento personalistico, bensì al fine di condizionare la scelta dell’acquirente.

Invero, l’espropriabilità delle quote delle società di società personali “liberamente” trasferibili è generalmente riconosciuta, sul rilievo che, in tal caso, viene a mancare la ragione che, nelle previsioni del legislatore, ne giustifica l’inespropriabilità, in deroga al principio, sancito in via generale dall’art. 2740 c.c., secondo cui il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con “tutti” i suoi beni.

A tale conclusione si deve giungere anche quando la “libera” circolazione della quota è limitata dall’attribuzione di un diritto di prelazione in favore degli “altri” soci.

Secondo la citata sentenza, non vi sono quindi ostacoli ad ammettere che anche le quote di una società, personale la cui circolazione sia limitata dall’attribuzione di un diritto di prelazione in favore dei singoli soci, possano essere oggetto di espropriazione forzata da parte dei creditori particolari dei singoli soci anche prima dello scioglimento della società o del singolo rapporto sociale.

Pertanto, qualora nello statuto vi sia la deroga all’intrasferibilità delle quote sociali, norma che impedisce l’espropriazione, il creditore particolare del socio può procedere ad esecuzione forzata.

Alla medesima conclusione è giunta ancora la Suprema Corte affermando che: “Le quote di partecipazione di una società di persone che per disposizione dell’atto costitutivo siano trasferibili con il (solo) consenso del cedente e del cessionario, salvo il diritto di prelazione in favore degli altri soci, possono essere sottoposte a sequestro conservativo ed essere espropriate a beneficio dei creditori particolari del socio anche prima dello scioglimento della società”. (Cass. 7886 – 05/04/2006).

b) Quote sociali non trasferibili  

Le osservazioni sopra riportare, non permetto di risolvere l’ultima problematica che si pone, qualora le quote della società non siano liberamente trasferibili.

Sul punto, è necessario segnalare che, nonostante gli sforzi effettuati dalla miglior dottrina, l’opinione prevalente ancora oggi propende per l’inespropriabilità delle quote: il divieto trae la propria origine dell’art. 2252 c.c., poiché se il rispetto dell’intuitus personae impone il consenso di tutti i soci per la vendita volontaria della quota, la vendita coattiva non è possibile in quanto comporterebbe l’ingresso forzato di un nuovo socio nella compagine.

(Giuliana Poggi – g.poggi@lascalaw.com)

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Collegio Sindacale: non indugiare, agisci!

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 323 del 31 dicembre 2020 è stato pubblicato il D.L. n. 183 del 31 dicem...

Coronavirus

L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

L’esercizio del diritto di voto espresso in assemblea da parte di un soggetto al quale, pur dispon...

Corporate

Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

Il significato e i limiti della business judgement rule trovano applicazione anche con riguardo alle...

Corporate

X