Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

In assenza di delibera dell’organo sociale, o di successiva ratifica, qualsiasi atto espletato da un componente del consiglio di amministrazione senza l’espressa spendita del nome, risulta equivalente all’atto compiuto da falsus procurator e non produce alcun effetto nei confronti della società.

Deve sussistere la spendita del nome del rappresentato (c.d. contemplatio domini), affinché un contratto concluso da un rappresentante della società possa produrre effetti nei confronti di quest’ultima, come ribadisce il Tribunale di Roma.

Si è giunti a tale conclusione, richiamando due significative pronunce della Corte di Cassazione sul punto e precisamente:

  1. 1. la sentenza n. 1999/79, con cui è stato evidenziato che: “Quando sia mancata un’espressa spendita del nome del rappresentato, gli effetti del negozio si consolidano direttamente in capo al rappresentante anche se l’altro contraente abbia avuto comunque conoscenza del mandato e dell’interesse del mandante dell’affare[..]”. Ne deriva quindi che la contemplatio domini non può essere desunta, qualora sia contestata, da elementi presuntivi;
  1. 2. la sentenza n. 3501/2013, con cui la Suprema Corte ha precisato che, in tema di Società di Capitali “l’atto compiuto da un componente del c.d.a. in assenza di preventiva deliberazione dell’organo competente e senza spendita del nome sociale è equiparabile al negozio compiuto da falsus procurator e non produce alcun effetto nei confronti della società salvo che non intervenga la successiva ratifica di quest’ultima […]”. Si desume pertanto che, ai fini della conclusione di un affare e dei relativi effetti obbligatori verso la società, deve essere considerata irrilevante la sola partecipazione, non dichiarata in sede di compimento dell’atto, all’organo sociale.

In conclusione, sulla base dei sopra menzionati orientamenti, il Tribunale di Roma ha chiarito che, anche se – come nel caso di specie – il terzo contraente dovesse essere a conoscenza del mandato di rappresentanza e dell’interesse del mandante nell’affare, il rappresentante che abbia agito (i) senza essere stato preventivamente autorizzato dal c.d.a. (o in mancanza di successiva ratifica del suo operato) e (ii) senza aver esternato i propri poteri rappresentativi ai terzi, gli effetti del negozio si consolidano in capo al solo rappresentante (equiparato così ad un falsus procurator).

Tribunale di Roma, 04 settembre 2019, n. 16936

Gianluca Guerrini – g.guerrini@lascalaw.com

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