Vado a stare da papà

Nonno invasivo? Niente diritto di visita

Con una recentissima ordinanza, la Corte di Cassazione ha ricordato come il diritto dei nonni di instaurare e mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni abbia carattere recessivo, potendo quindi essere escluso o assoggettato a restrizioni qualora non risulti funzionale ad una crescita serena ed equilibrata del minore.

Nel caso di recente esaminato dalla Corte di Cassazione, il Supremo Collegio si è interrogato sulla natura e l’estensione del diritto dei nonni ad instaurare e mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni e, in particolare, su quali siano le ipotesi in cui tale diritto possa essere compresso a beneficio della stabilità psicologica dei nipoti.

Nel caso concreto esaminato dalla Corte, il nonno paterno delle minori B.B. e V.B. aveva adito l’autorità giudiziaria in varie occasioni, chiedendo fosse accertato il proprio diritto di visita delle stesse.

Tuttavia, esaminata la relazione dei Servizi sociali, sia il Tribunale dei minorenni che la Corte d’Appello di Roma avevano rigettato le richieste dell’istante, rilevando come le eccessive pretese di quest’ultimo stessero generando una forte destabilizzazione nel rapporto tra i genitori delle bimbe, provati dalle continue attività legali del nonno. Inoltre, il calendario delle visite inizialmente preteso dal ricorrente (visite settimanali, una settimana nel corso dell’estate e un fine settimana al mese da passare con le nipoti) comprometteva la spontaneità del rapporto familiare e limitava le decisioni quotidiane della genitorialità. Tale elevata conflittualità tra gli adulti, rilevata dai Servizi sociali, si rifletteva anche sulle minori, le quali erano giunte a manifestare una condizione di sopravvenuto disagio psicologico.

La Corte di Cassazione, confermando la bontà delle pronunce conclusive dei precedenti gradi di giudizio, ha ricordato come il diritto di instaurare e mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni, riconosciuto agli ascendenti dall’art. 317-bis c.c., costituisca una posizione soggettiva piena soltanto nei confronti dei terzi, rivestendo invece una portata recessiva nei confronti dei minori, titolari dello speculare quanto prevalente diritto di conservare rapporti significativi con i parenti.

Tale diritto non ha infatti carattere incondizionato, essendo il suo esercizio subordinato ad una valutazione del giudice finalizzata alla tutela dell’interesse esclusivo del minore, potendo quindi essere escluso o assoggettato a restrizioni qualora non risulti funzionale ad una crescita serena ed equilibrata di quest’ultimo.

Tanto premesso, la Suprema Corte ha condiviso le preoccupazioni già rilevate dai Servizi sociali sulla portata distruttiva delle pretese del nonno, ritenendo che la tensione tra la lealtà nei confronti della coppia genitoriale ed il legame affettivo con il nonno, creatasi in capo alle minori, causasse una situazione di disagio psicologico eccessivamente pregiudizievole per il loro sano sviluppo.

Infatti, pur sussistendo il diritto delle minori alla sfera affettiva relazionale con il nonno, solo un mutamento del contesto complessivo dei rapporti familiari tra gli adulti, finalizzato al recupero del rispetto dei ruoli con riguardo alle minori, avrebbe potuto impedire che l’esercizio di quel diritto si tramutasse, nei fatti, nella lesione del ben più pregnante diritto delle minori ad una sana crescita, minato dal conflitto di lealtà derivante dall’essere oggetto di contesa tra i genitori ed il nonno.

Cass., Sez. I, Ord., 19 maggio 2020, n. 9145

Valentina Zamberlan – v.zamberlan@lascalaw.com

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