Cortile comune e disciplina delle distanze

Non tutti i guadagni portano alla compensazione del danno

Una classica disputa giudiziaria, originata da un’azione negatoria di servitù, ha costituito per la Cassazione una buona occasione per rimarcare la precisa definizione del concetto di compensatio lucri cum damno in tema di risarcimento del danno per fatto illecito.

In particolare, nel caso vagliato dalla Cassazione nell’ordinanza n. 21584, depositata il 22 agosto, un uomo aveva convenuto innanzi al Tribunale competente alcune controparti, deducendo che sul proprio fondo insisteva una condotta fognaria abusiva a servizio dell’immobile di proprietà dei vicini e domandando di accertare l’esistenza della relativa servitù, di rimuovere il manufatto e di risarcirgli i danni. Di contro, i convenuti avevano domandato, in via riconvenzionale, la costituzione coattiva della servitù.

E mentre il Tribunale competente aveva accolto in toto la domanda dell’attore, condannando i convenuti alla rimozione della condotta fognaria e al risarcimento dei danni, la Corte d’Appello aveva confermato il rigetto della domanda di costituzione di servitù coattiva inerente alle condutture di scarico fognario e accolto, invece, l’appello sul punto della condanna risarcitoria disposta dal primo giudice.

Tale cambio di rotta sarebbe stato giustificabile, ad avviso della Corte di Appello, dalla circostanza che la perdita di valore del fondo, per l’inutilizzabilità dello stesso a fini edificatori, posta alla base del risarcimento accordato dal Tribunale, sarebbe comunque venuta meno a seguito della rimozione della fognatura nonché dal fatto che la destinazione urbanistica del fondo considerato fosse di recente mutata in meglio, con conseguente incremento del valore di mercato dell’immobile.

A detta della Corte d’Appello, in sostanza, l’incremento di valore del fondo a fini edificatori, derivante dal mutamento della destinazione urbanistica, compenserebbe il danno subito dal proprietario del fondo servente per l’intero periodo della abusiva imposizione della servitù di scarico fognario.

Proprio su quest’ultimo passaggio argomentativo si sono concentrati i giudici di legittimità che, ripercorrendo i propri precedenti giudiziali, sono giunti a ravvisare l’arbitrarietà della compensazione operata dalla Corte d’Appello tra il danno prodotto dall’abusiva imposizione della servitù per l’intero periodo di tempo anteriore all’eliminazione dell’abuso ed il vantaggio che il proprietario del fondo gravato avrebbe ricavato dal mutamento della destinazione urbanistica del terreno.

E invero, secondo i giudici di legittimità il principio della compensatio lucri cum damno opera solo quando il vantaggio economico sia arrecato  direttamente dal medesimo fatto concreto che ha prodotto  il danno, ossia quando l’incremento patrimoniale che il danneggiato ottiene sia una conseguenza immediata e diretta del comportamento illecito che cagiona il danno, ma non anche quando il vantaggio, del cui valore economico si chieda l’imputazione in conto al valore economico del pregiudizio,  derivi da circostanze del tutto estranee alla condotta del danneggiante”.

Sulla scorta di tale ricostruzione argomentativa i giudici di legittimità hanno cassato la sentenza impugnata, enunciando il seguente principio di diritto “in ipotesi di illegittima imposizione di una servitù, al proprietario del fondo gravato può riconoscersi il risarcimento del danno conseguenza che egli subisce per l’intero periodo di tempo anteriore all’eliminazione dell’abuso e che consiste nella limitazione del godimento e nella diminuzione temporanea del valore della proprietà del bene, senza che rilevi, al fine di compensare il danno, il vantaggio economico correlato al mutamento della destinazione urbanistica del terreno intervenuto medio tempore, trattandosi di incremento patrimoniale che non deriva dal comportamento illecito causa del danno, ma da circostanze ad esso del tutto estranee”.

Cass., Sez. II Civ., 22 agosto 2019, ordinanza n. 21584

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
La responsabilità professionale dell’avvocato ed il confine della causalità

Nella recente pronuncia in commento n. 25778, depositata il 14 ottobre, la Corte di Cassazione affro...

Responsabilità Civile

Il decoro architettonico è un bene comune

Protagonista della vicenda è un uomo, il quale, caduto rovinosamente a terra mentre passeggiava con...

Responsabilità Civile

Cortile comune e disciplina delle distanze

In caso di lesioni derivanti da un sinistro stradale è spesso difficile per il giudice stabilire la...

Responsabilità Civile