Polizza Linked, tra normativa applicabile ed onere dell’attore in giudizio

Nessuna informazione continuativa in seguito all’acquisto di strumenti finanziari

La Suprema Corte (sentenza n. 4602 del 22-2-2017) si è espressa – per la prima volta – sulla negoziazione di titoli Lehman Brothers, chiarendo quali sono i limiti degli obblighi informativi gravanti sull’intermediario finanziario anche nel caso di attività di consulenza prevista dal Regolamento Consob n. 16190/2007.

Nel merito, un investitore conveniva in giudizio la propria banca a seguito dell’acquisto di titoli obbligazionari emessi dalla Lehman Brothers, assumendo tra l’altro la sussistenza di inadempimenti contrattuali, tra cui l’omessa informativa a seguito del preteso deterioramento della qualità dei titoli prima del 15.9.2008.

Nei due gradi di merito le domande dell’investitore venivano respinte e l’investitore proponeva ricorso in cassazione articolato in nove motivi.

La Corte – rilevato che nell’ordine di acquisto il cliente aveva dichiarato di essere edotto circa la rischiosità dell’investimento e l’inadeguatezza dell’operazione – ha confermato, in primo luogo, che “l’attestazione resa dal cliente, su modulo predisposto dalla banca e da lui sottoscritto, in ordine alla propria consapevolezza circa le informazioni ricevute sulla rischiosità dell’investimento suggerito e sollecitato dalla banca e della inadeguatezza dello stesso rispetto al suo profilo d’investitore, pur non costituendo dichiarazione confessoria (in quanto rivolta alla formulazione di un giudizio e non all’affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo), può comprovare l’avvenuto assolvimento degli obblighi di informazione incombenti sull’intermediario (Cass. 6 marzo 2015, n. 4620)”.

Esaminando inoltre l’onere di informativa postumo all’acquisto dei titoli, la pronuncia circoscrive gli obblighi negoziali della banca statuendo che non sussiste alcun dovere di informazione continuativa: “L’inesistenza di un obbligo della banca quanto all’ulteriore svolgimento dell’attività di consulenza (nel periodo, cioè successivo all’acquisto del titolo) si ricava dalla disciplina circa l’estensione degli obblighi informativi, in capo all’intermediario stesso, nel caso di servizi di esecuzione, di ricezione e trasmissione di ordini”.

Sul punto, dirimente nella questione sottoposta all’attenzione del Supremo Collegio, la sentenza precisa altresì quali sono le differenze tra i contratti di “gestione di portafogli” e “negoziazione, ricezione e trasmissione ordini”: “Del tutto diversa è la rendicontazione prevista per il servizio di gestione di portafogli, giacché in quest’ultima ipotesi il cliente ha diritto a ricevere informazioni dettagliate e periodiche sul contenuto e la valutazione del portafoglio, con riferimento a ciascuno strumento finanziario detenuto (art. 54 reg. Consob n. 16190/2007). D’altro canto, è proprio in ragione della specificità di quest’ultima tipologia di servizio che l’art. 29 reg. Consob n. 16190/2007 prevede, al 3° co., che gli intermediari forniscano al cliente, o potenziale cliente, al dettaglio, del servizio di gestione di portafogli, le informazioni sul metodo e la frequenza di valutazione degli strumenti finanziari contenuti nel portafogli stesso e la descrizione del parametro di riferimento al quale verrà raffrontato il rendimento del portafogli.

In ultimo, la Suprema Corte statuisce che il contratto di negoziazione, ricezione e trasmissione ordini non obbliga in alcun modo la banca a informare il cliente sull’andamento dei titoli, poiché “persiste in capo all’intermediario l’obbligo di “acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che questi siano sempre adeguatamente informati”: informazioni il cui oggetto non concerne genericamente l’andamento dei titoli, ma dipendono unicamente da specifiche circostanze quali, ad esempio, la conoscenza, da parte della banca, di notizie particolari e non riservate, o l’esito di analisi economiche, condotte dalla stessa banca, che l’obbligo di correttezza suggerisca di divulgare tra i clienti (Cass. 27 ottobre 2015, n. 21890, su fattispecie peraltro disciplinata dal regolamento Consob n. 11522/1998).

Cass., Sez. I, 22 febbraio 2017, n. 4602 (leggi la sentenza)

Carlo Giambalvo Zilli c.zilli@lascalaw.com

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