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Se non superi il test(e), l’eccezione deve essere tempestiva

La nullità derivante da incapacità del teste si ha per sanata nel caso in cui la relativa eccezione non sia stata ritualmente e tempestivamente dedotta immediatamente dopo che il mezzo di prova sia stato assunto; deve inoltre essere reiterata in sede di precisazione delle conclusioni ex art. 189 c.p.c.

Il principio in commento è stato ribadito dalla recente pronuncia della Cassazione, l’ordinanza n.7095 del 12 marzo scorso.

Nel caso di specie la Corte D’Appello di Torino confermava la decisione del giudice di prima istanza che aveva rigettato la domanda di risoluzione per inadempimento di un contratto di locazione e della relativa domanda di risarcimento dei danni. L’inadempimento invocato dal conduttore, in particolare, era dovuto alle precarie condizioni di salubrità dei luoghi e di manutenzione degli stessi. Tuttavia, secondo i giudici di merito non sussisteva nel caso di specie la gravità necessaria perché si giungesse a riconoscere la risoluzione del contratto.

Avverso la pronuncia emessa veniva proposto ricorso per Cassazione.

I primi due motivi di ricorso attengono alla supposta erronea valutazione nella capacità del teste.

La Suprema Corte ricorda che la nullità della prova testimoniale è determinata dall’incapacità della persona del testimone ed il vizio deve essere eccepito subito dopo l’assunzione della prova, anche nel caso in cui l’incapacità sia stata eccepita prima dell’assunzione.

Le disposizioni che limitano la capacità dei testi di deporre, infatti, osserva sempre la Corte non sono norme di ordine pubblico ma sono stabilite nell’interesse delle parti le quali, pertanto, vi possono rinunciare liberamente, anche tacitamente.

Nel nostro caso l’incapacità del teste era stata formulata regolarmente nel verbale dell’udienza di escussione dello stesso ed era stata poi reiterata in sede di comparsa conclusionale e poi riproposta come motivo di appello.

La costante giurisprudenza, tuttavia, ritiene che la nullità  per incapacità del teste sia da ritenersi sanata quando la relativa eccezione non venga ritualmente e tempestivamente eccepita.

Nel nostro caso la nullità era stata reiterata solo in sede di comparsa conclusionale e non in sede di precisazione delle conclusioni ed era, pertanto, da ritenersi tardiva, una tardività che ben può essere rilevata dai giudici in sede di legittimità.

Per questo motivo i giudici rigettano il ricorso per Cassazione.

Cass., Sez. VI Civ. – 3, 12 marzo 2019, ordinanza n. 7095

Andrea Asnaghi – a.asnaghi@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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