Crisi e procedure concorsuali

Non ricorribilità per Cassazione del provvedimento che decide dei contratti in corso di esecuzione ex art. 169 L.F.

Cass., Sez. I Civile, 03 settembre 2015 (leggi la sentenza)

La Suprema Corte, nella sentenza in commento, torna ad esprimersi circa la natura dei provvedimenti assunti all’interno delle procedure concorsuali, applicando un’interpretazione già consolidata a livello giurisprudenziale ad una questione mai posta prima.

Con sentenza n. 906/2014, la Corte di Appello di Venezia, in accoglimento del reclamo proposto dalla Banca Popolare di Vicenza, revocava la sospensione dei contratti bancari e di leasing disposta dal Tribunale di Treviso a favore della Imbalcarton s.r.l., in concomitanza con l’ammissione della società alla procedura di concordato preventivo con concessione di un termine per il deposito del piano ex art. 161 L.F..

I giudici di merito, infatti, non riconoscevano la legittimità di tale sospensione poiché non ne era stata prospettata l’utilità ai fini di una procedura di cui, peraltro, non era stata definita neppure la natura liquidatoria o di continuità dell’impresa.

Successivamente, la Suprema Corte dichiarava l’inammissibilità del ricorso, ponendo a fondamento della decisione una consolidata giurisprudenza secondo la quale ”i provvedimenti adottati nell’ambito delle procedure concorsuali vanno distinti a seconda che riguardino atti interni alla procedura, di carattere ordinatorio e inerenti alla gestione del patrimonio del debitore, oppure abbiano le caratteristiche della definitività e della decisorietà, intese come idoneità a incidere su diritti soggettivi. Nel primo caso i provvedimenti non sono impugnabili con ricorso per Cassazione, neppure ai sensi dell’art. 111 della Costituzione, appunto perché privi di carattere decisorio” (Cass., Sez. I, 22 maggio 1997, n. 4590, n. 504624).

Infatti, perché risulti proponibile il ricorso straordinario per Cassazione a norma dell’art. 111 Cost., occorre che si tratti necessariamente di provvedimenti: definitivi, non revocabili o che provvedano su richieste non revocabili.

Per i suddetti motivi, la Suprema Corte ritiene indiscutibile l’inammissibilità del ricorso proposto avverso i provvedimenti che costituiscono esercizio del potere di amministrazione o di gestione dei beni del debitore e delle funzioni di direzione della procedura concorsuale.

In particolare, deve escludersi che siano impugnabili i provvedimenti assunti a norma dell’art. 169bis L.F. sulla richiesta del debitore di essere autorizzato alla sospensione o allo scioglimento dei contratti in corso, trattandosi di richieste proponibili sia prima che dopo il decreto di ammissione al concordato e reperibili nel corso della procedura.

14 settembre 2015

Davide Manzo – d.manzo@lascalaw.com

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