Che reclamo fai se l’ordinanza non ce l’hai?

Non proporre intervento, se non chiedi l’estensione del pignoramento

Nell’ambito del pignoramento presso terzi, non è ammesso, anche da parte del creditore procedente, proporre un intervento che comporti l’assegnazione di somme superiori rispetto al limite stabilito all’articolo 546 c.p.c., ovvero l’importo del credito precettato aumentato della metà, salvo il caso in cui si richieda contestualmente l’estensione del pignoramento in virtù dell’articolo 499 c.p.c.

Questo è il principio di diritto affermato dalla Suprema Corte, sez. III civile, nella sentenza n. 15595/19, depositata l’11 giugno 2019.

La suddetta sentenza è stata resa nell’ambito di un processo esecutivo nel corso del quale il creditore procedente, ottenuto un ulteriore titolo esecutivo a seguito di un giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo, interviene rivendicando un credito maggiore rispetto a quello indicato nell’atto di pignoramento. Tale intervento non è stato accolto dal giudice poiché disattende l’articolo 546 c.p.c, I comma, che limita gli effetti del pignoramento all’importo precettato, aumentato della metà, “indipendentemente dal fatto che il terzo sia debitore (o divenga in futuro debitore) di un importo maggiore”. Avverso la decisione, il creditore ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la falsa applicazione dell’articolo 546, I comma, c.p.c.

La questione centrale che la Suprema Corte deve dunque affrontare riguarda la possibilità per il creditore procedente di intervenire nella procedura esecutiva da lui stesso incardinata sulla base di un ulteriore titolo esecutivo, al fine di conseguire una somma maggiore rispetto al limite statuito nell’articolo 546 c.p.c., ed in assenza di estensione del pignoramento.

Innanzi tutto, si afferma che mediante pignoramento presso terzi il creditore procedente inibisce al terzo pignorato la facoltà di disporre della somma pignorata (art. 543 c.p.c. e 546 c.p.c. I comma), su cui si viene a creare un vincolo di indisponibilità. Il debitore esecutato è quindi libero di disporre dell’ulteriore credito vantato nei confronti del terzo, così come il terzo pignorato può estinguere la parte di credito non vincolata di cui è titolare l’esecutato.

Come sostiene la Suprema Corte, la proposizione di un intervento nell’ambito di una procedura esecutiva, determina un concorso tra creditore procedente ed intervenuto definito “accessorio”, per il quale colui che interviene è vincolato alla sorte del primo pignoramento, dunque anche all’importo in esso previsto, eccetto il caso in cui nel pignoramento presso terzi non chieda l’estensione in virtù dell’articolo 499 c.p.c..

Considerato che nel caso di specie il creditore procedente, munito di ulteriore titolo esecutivo, non ha provveduto all’estensione del pignoramento, non può richiedere l’assegnazione di un credito più elevato, riconosciuto in sede di giudizio di accertamento, rispetto a quello previso nel pignoramento. Non ha rilevanza dunque che il credito sia stato accertato mediante un subprocedimento che si è svolto contestualmente all’esecuzione presso terzi: pur definendosi il pignoramento presso terzi come fattispecie a formazione progressiva, l’oggetto dell’esecuzione è inderogabilmente circoscritto a quanto previsto nell’articolo 546 c.p.c. non potendosi estendere a tutti i crediti di cui è titolare il debitore nei confronti del terzo. Dunque, l’esecutato è libero di disporre del credito per la parte che eccede l’importo precettato, aumentato della metà.

Pertanto, la risposta alla questione summenzionata non può che essere negativa: “il limite previsto dall’art. 546 c.p.c., comma I, vale a dire l’importo del credito precettato aumentato della metà, delimita anche l’oggetto del processo esecutivo; pertanto, in difetto di rituale estensione del pignoramento, un intervento successivo, quand’anche del medesimo procedente, non consente il superamento di quel limite e quindi l’assegnazione di crediti in misura maggiore.”

Affermare tale principio di diritto sembra garantire la tutela degli interessi di entrambe le parti in gioco. Il creditore infatti può raggiungere la piena soddisfazione del proprio credito, poiché non si esclude la possibilità di intervento nell’esecuzione per una somma maggiore ed ulteriore, ricorrendo però ad un’estensione del pignoramento. Dall’altra parte si evita che al debitore debbano essere vincolate per un tempo indefinito somme elevate, pur essendo precettato un importo del credito esiguo.

Cass., sez. III civile, sentenza n. 15595/19

Giulia Pizzagalli – g.pizzagalli@lascalaw.com

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