Crisi e procedure concorsuali

Non perde il beneficio della responsabilità limitata il socio accomandante che compia atti di gestione meramente esecutivi

Cass., 9 luglio 2014, n. 15600 (leggi la sentenza per esteso)

Con la sentenza n. 15600 del 9 luglio 2014, la Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata relativamente all’individuazione dei presupposti volti alla dichiarazione di fallimento del socio accomandante.

Come noto, infatti, ai sensi dell’art. 2320 cod. civ., comma 1, nelle società in accomandita semplice, il socio accomandante non può trattare o concludere affari in nome della società, se non in forza di procura speciale, rilasciata di volta in volta, limitatamente allo svolgimento di singole operazioni, venendo ad assumere, in caso di violazione del divieto, responsabilità illimitata e solidale verso i terzi per tutte le obbligazioni sociali.

Nel caso di specie il Tribunale di Mondovì dichiarava il fallimento del socio accomandante di una società in accomandita semplice, asseritamente colpevole d’aver compiuto atti di amministrazione della società, fallimento che veniva successivamente revocato dalla Corte d’Appello di Torino non ravvisando nella condotta posta in essere dal socio accomandante alcun ruolo gestionale.

Intervenuta sul punto con la pronuncia che qui occupala Corte di Cassazione, ritenendo corretta l’interpretazione offerta dalla Corte del merito, ha rilevato che, il socio accomandante “assume responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali, ai sensi dell’art. 2320 cod. civ., solo ove contravvenga al divieto di compiere atti di amministrazione, intesi questi ultimi quali atti di gestione, aventi influenza decisiva o almeno rilevante sull’amministrazione della società (non già di atti di mero ordine o esecutivi) o di trattare o concludere affari in nome della società”; dovendosi pertanto ritenere illegittimo l’assoggettamento a fallimento del socio accomandante, avendo questi compiuto atti meramente esecutivi, senza concorrere in concreto all’adozione di alcuna decisione di contenuto amministrativo.

La Corte di legittimità ha altresì ritenuto l’emissione di assegni bancari tratti sul conto sociale con delega operativa del socio accomandante, un mero comportamento attuativo di decisioni altrui, non ravvisando, per altro, nemmeno nella concessione di un’ipoteca a garanzia di un contratto di mutuo fondiario e di un contratto di apertura di credito in conto corrente da parte del socio accomandante, un serio indizio rivelatore dell’ingerenza del socio accomandante nella gestione della società, dovendosi questa essere eventualmente accertata e provata caso per caso.

31 luglio 2014

(Luca Bettinelli– l.bettinelli@lascalaw.com)

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