Diritto Processuale Civile

Non c’è violazione del diritto di difesa nella notificazione dell’atto a persona irreperibile ex art. 143 c.p.c.

La notifica effettuata ai sensi dell’art. 143 c.p.c  a persona irreperibile è legittima se segue le formalità disposte dal codice civile.

Ai sensi dell’art. 143 c.p.c. I co. “ Se non sono conosciuti la residenza, la dimora e il domicilio, del destinatario e non vi è il procuratore previsto nell’articolo 77, l’ufficiale giudiziario esegue la notificazione mediante deposito di copia dell’atto nella casa comunale  [….].

Dunque il nostro ordinamento ha previsto la possibilità di notificare un atto, anche in assenza di una localizzazione precisa del destinatario, sempre che si rispettino certe formalità espressamente indicate.

Sul punto di recente la Cassazione con la sentenza n. 3071/13 depositata l’8 febbraio 2013 ha avuto modo di individuare i presupposti di legittimità della notifica a persona per irreperibilità, ai sensi dell’art. 143 c.p.c.

Preliminarmente, i Giudici di legittimità hanno affermato che non sussiste alcuna violazione dell’art. 143 c.p.c., se la notifica viene effettuata utilizzando la normale diligenza al fine di acquisire le informazioni utili per individuare il luogo di residenza del debitore.

Nella sentenza succitata si precisa infatti che: “ l’art. 143 c.p.c. non richiede solo il dato soggettivo dell’ignoranza circa la residenza, dimora o domicilio del destinatario, ma anche che tale ignoranza non sia superabile attraverso le indagini possibili nel caso concreto”.

Sul punto, è interessante soffermarsi sull’argomentazione dedotta nella sentenza in merito al ricorso presentato. La ricorrente del giudizio in questione, contestava la regolarità della notifica ai sensi dell’art. 143 c.p.c. in quanto la stessa non era stata preceduta dalle altre forme di notifica previste dal codice (artt. 139- 140 ss.).

Sul punto la Cassazione ha avuto modo di specificare che i presupposti che legittimano la notifica ai sensi dell’art. 143 c.p.c. non sono riconducibili all’esperimento delle altre forme di notifica.

Ciò che rileva infatti è se sia stata utilizzata la normale diligenza nel procedimento notificatorio nell’acquisire informazioni utili ad individuare il luogo di nuova residenza. Tra l’altro l’eventuale difetto di diligenza, dovrà essere dimostrato in giudizio, da chi eccepisce la nullità della notificazione.

Le ulteriori contestazioni mosse dalla ricorrente riguardo alla violazione della CEDU sono anch’esse prive di pregio per la Cassazione sulla base delle medesime considerazione anzidette.

Pertanto la notifica ai sensi dell’art. 143 c.p.c. a persona irreperibile, non viola alcun diritto di difesa, così come previsto dalla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’ uomo, se la stessa è stata effettuata nel rispetto delle condizioni di legittimità e usando l’ordinaria diligenza.

(Valentina Rigatti – v.rigatti@lascalaw.com)

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