Illegittimo il recesso se la durata della s.r.l. supera l’aspettativa di vita del socio

Se non assolvi l’onere probatorio, Milano rigetta la domanda

In tema di ripetizione di indebito oggettivo, è onere di parte attrice provare l’assenza del titolo per gli addebiti denunciati.

Nel caso esaminato dal Tribunale di Milano, parte attrice produceva solo alcuni estratti conto ed una consulenza stragiudiziale, mentre ometteva di produrre il contratto di conto corrente, venendo meno al proprio onere di provare l’assenza del titolo per gli addebiti denunciati per anatocismo, ius variandi, usura, c.m.s. e valute.

Secondo il Tribunale meneghino, tale onere può essere addebitato a parte convenuta solo ove sia stata inutilmente esperita la richiesta di documentazione, ai sensi dell’art. 119 T.U.B., e nei limiti previsti da tale norma.

Stante la mancata produzione del contratto di conto corrente e l’impossibilità per il Giudice di verificare la fondatezza delle censure mosse dall’attrice, le domande venivano rigettate.

Parte attrice svolgeva anche domande relativamente ad un contratto di mutuo fondiario, lamentando la pattuizione di interessi usurari, determinata dalla somma tra il tasso debitore e il tasso di mora, oltre l’erroneità nella misura dell’ISC indicata in contratto.

In riferimento alla prima censura, il Tribunale rilevava la genericità dell’allegazione in quanto “la parte non ha neanche indicato la misura dei tassi in questione e del tasso soglia, limitandosi a rinviare ad una consulenza stragiudiziale prodotta”, oltre a statuire l’erroneità della “sommatoria” delle misure dei due tassi sia da un punto di vista logico che matematico.

Con riguardo alla contestazione in punto di ISC, il Tribunale concludeva: “da ciò deriva che in caso di ISC contrattuale errato non è applicabile l’invocato tasso sostitutivo previsto dall’art. 117, comma 7, TUB, perché nessuna norma prevede ciò. Infatti il citato art. 117 TUB si riferisce alla mancata indicazione del tasso debitore e quindi non è applicabile all’ISC, che non è un tasso ma solo un indice equivalente”.

Nemmeno può ricorrere un’ipotesi di nullità in forza del comma 6 del citato art. 117 TUB “perché quel vizio colpisce le clausole contrattuali che prevedono tassi più sfavorevoli per i clienti di quelli pubblicizzati (…)”, cioè di quelli resi pubblici in ogni filiale nei fogli informativi previsti dall’art. 116 TUB. “La norma, non riguarda la censura dedotta da parte attrice e relativa all’eventuale contrasto tra ISC contrattuale ed ISC effettivo”.

Il Tribunale concludeva che l’inserimento in contratto dell’ISC costituisce un obbligo legale, il cui inadempimento può solo comportare il risarcimento dell’eventuale danno, se dimostrato dal mutuatario, per aver confidato in un ISC errato.

Tribunale di Milano, sentenza dell’11 dicembre 2018

Carolina Baietta – c.baietta@lascalaw.com

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