Crisi e procedure concorsuali

Nomina del commissario liquidatore nel concordato con continuità aziendale

Trib. Chieti, 15 ottobre 2013 (leggi la sentenza per esteso)

Il Tribunale di Chieti, in composizione collegiale, con decreto emesso lo scorso 15 ottobre ai sensi dell’art. 180 L.F., ha statuito che la nomina del commissario liquidatore non è necessaria nel concordato con continuità aziendale e in tutti i casi in cui il piano preveda la semplice conversione in denaro di assetti patrimoniali attivi.

Per mero tuziorismo è opportuno precisare che il concordato con continuità aziendale, a seguito dell’entrata in vigore della Legge n. 134/2012, è divenuto  una figura di concordato tipizzata e formalizzata, posto che ad esso sono stati attribuiti i benefici previsti dal combinato disposto di cui agli artt. 186 bis e 182 quinquies L.F. e cioè rispettivamente, da un lato, l’inefficacia di preesistenti clausole contrattuali risolutive e la possibilità di proseguire i contratti con la P.A. o di partecipare a gare per la concessione di appalti pubblici e, dall’altro, la possibilità di essere autorizzati ad effettuare pagamenti di crediti anteriori per prestazioni essenziali.

Dalla disamina del provvedimento emesso dal Tribunale di Chieti si evince che nell’ipotesi in cui la proposta di concordato non preveda la cessione di beni ai creditori, ma la conversione in denaro di assetti patrimoniali attivi, la liquidazione dovrà essere affidata al debitore sotto il controllo del commissario giudiziale, esclusa la nomina del comitato dei creditori e di commissari liquidatori.

Le motivazioni poste a fondamento di detta decisione sono state formulate ed argomentate sulla base di un’ interpretazione letterale dell’art. 186 bis L.F. Difatti, il Tribunale di Chieti ha escluso la necessità di nominare un liquidatore giudiziale nel concordato con continuità aziendale, sull’assunto che l’art. 186 bis L.F. non contiene alcuna specifica disciplina dell’esecuzione di detta fattispecie concordataria. Pertanto, l’attività, ivi compresa quella di liquidazione, dovrà proseguire in capo agli amministratori e sotto il controllo del commissario giudiziale e del giudice delegato, i quali vigileranno affinché non siano compiute operazioni straordinarie non previste dal piano o che possano pregiudicare il pagamento dei creditori concorsuali. Del resto, l’attività del commissario giudiziale non ha ad oggetto la disamina dettagliata e minuziosa delle vicissitudini gestionali contabili che hanno portato il debitore alla situazione di crisi, bensì le verifiche in ordine alle poste patrimoniali ed ai criteri gestionali che dovrebbero assicurare l’attivo concordatario, con la conseguenza che i creditori possono valutare se le prospettive di soddisfacimento siano maggiori in sede concordataria piuttosto che in sede fallimentare.

In conclusione, alla luce delle argomentazioni dedotte dal Tribunale di Chieti con il decreto dello scorso 15 ottobre, è lecito affermare che la nomina del commissario liquidatore non è necessaria nel concordato con continuità aziendale e in tutti i casi in cui il piano preveda la semplice conversione in denaro di assetti patrimoniali attivi.

8 novembre 2013

(Alessandro Francesco Molino – a.molino@lascalaw.com)

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