Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

No usura, Si eterogeneità dei tassi!

“Qualora il debitore divenga moroso, il tasso di interesse di mora non si aggiunge agli interessi convenzionali, ma si sostituisce agli stessi; gli interessi convenzionali si applicano sul capitale a scadere, costituendo il corrispettivo del diritto del mutuatario di godere la somma capitale in conformità al piano di rimborso graduale (artt. 821 e 1815 cod.civ.), mentre gli interessi di mora vengono a sostituire quelli convenzionali in caso di morosità del debitore e si applicano sul capitale non ancora restituito.” Questo il principio di diritto, in tema di interessi usurari, affermato dal Tribunale di Cassino con sentenza n.86/2020.

In particolare, una banca cliente dello studio veniva chiamata in giudizio da parte di un correntista, il quale sosteneva che il tasso di interesse applicato al contratto di credito risultava essere superiore al tasso soglia usura.

Ebbene, quanto sostenuto nell’atto di citazione è stato sconfessato da parte del consulente tecnico d’ufficio, che non ha invece ritenuto come usurario il saggio di interesse applicato al rapporto di credito.

Il ragionamento seguito dal CTU e poi confermato dal Giudice, è stato quello di scindere le due tipologie di tassi, poiché applicabili al contratto bancario in momenti diversi. Nello specifico la sentenza in commento ha definito la “legittimità della condotta della convenuta e tale convinzione ha trovato definitiva conferma nella CTU svolta, dalla quale non è emerso alcun superamento dei tassi soglia usurari o di applicazione illegittima o scorretta di interessi moratori: l’attore somma i due tipi di interesse (corrispettivi e moratori) ai fini della determinazione del tasso usurario ma tale operazione non è corretta, trattandosi di entità eterogenee.”

Infatti, la decisione in esame parte da una differenza di base intercorrente tra interessi moratori e convenzionali. Quest’ultimi sono applicabili al rapporto di credito nella sua naturale durata, mentre quelli di mora scaturiscono dal passaggio a sofferenza del rapporto di credito e, dunque, sono conseguenziali all’inadempimento da parte del correntista.

Ragion per cui i due tassi hanno natura eterogenea e non possono cumularsi ai fini del calcolo della soglia di usura del tasso d’interesse.

Trib. Cassino, 24 gennaio 2020, n. 114

Cesare Guglielmini – c.guglielmini@lascalaw.com

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