Diritto dell'Esecuzione Forzata

No all’opposizione all’esecuzione se la sentenza usata come titolo esecutivo si può integrare con gli atti di causa per determinare il credito

Cass., 2 luglio 2012, Sez. Un., n. 1106

Massima: “Incorre nei vizio di ultrapetizione e conseguente violazione degli articoli 99 e 112 Cpc, il giudice dell’opposizione all’esecuzione che dichiari d’ufficio la nullità del precetto per genericità del titolo esecutivo, ancorché l’opponente non abbia eccepito come motivo di opposizione l’inidoneità della sentenza azionata a costituire titolo esecutivo e non essendosi instaurato quindi sulla questione il contraddittorio tra le parti, con conseguente lesione del diritto di difesa.” (leggi la sentenza per esteso)

Alla domanda se sia dato integrare il pensiero del giudice consegnato alla sentenza con quanto risulta dagli atti delle parti, dai documenti prodotti, dalle relazioni degli ausiliari del giudice se introdotti nel processo in cui la sentenza che ha definito quel giudizio è stata pronunciata, bisogna dare una risposta affermativa, attestata da consolidata giurisprudenza (cfr. Cass. Civ. 15902/11; Cass. Civ. 2721/2007…)

Nel campo dell’esecuzione forzata per espropriazione, un primo indirizzo giurisprudenziale (cfr. Cass. Civ. 10164/10; 9693/09) nega valore di titolo esecutivo alla decisione di condanna, quando il documento cui questa è consegnata non contiene gli elementi sufficienti a rendere liquido il credito con calcolo matematico, negando che si possa fare riferimento ad elementi esterni non desumibili dal titolo, pur se presenti nel processo che ha portato alla formulazione della condanna. Al predetto orientamento se ne contrappone un altro (crf. Cass. Civ. 9245/09; 5683/06…) che consente l’integrazione extratestuale a condizione che i dati di riferimento siano stati acquisiti al processo in cui il titolo giudiziale si è formato.

E’ da tale ultimo orientamento che hanno preso spunto le Sezioni Unite della Cassazione nel pronunciare la sentenza n. 11066/2012 in cui si è statuito che il giudice non può dichiarare la nullità del precetto per genericità, senza instaurare il contraddittorio, laddove gli atti del giudizio possono integrare la sentenza utilizzata come titolo esecutivo, arrivando alla precisa determinazione del credito controverso.

Infatti l’idoneità a fondare l’azione esecutiva dipende dalla valutazione che fa l’ordinamento circa l’idoneità dei procedimenti ad accertare i diritti vantati nel processo, idoneità che deriva dalla cognizione degli stessi da svolgersi nelle forme del contraddittorio. Affinchè la parte sulla base di tali provvedimenti possa accedere all’azione esecutiva, si richiede che il diritto accertato sia individuato esattamente. E ciò non implica un’esigenza di compiutezza del documento giudiziario. Infatti non si tratta di dare spazio ad un accertamento che è mancato, bensì di precisarne l’oggetto. Ne risulta che il superamento dell’incertezza circa l’esatta estensione dell’obbligo dichiarato nel titolo esecutivo, si presta ad essere attinto, prima dell’inizio dell’esecuzione, attraverso il rimedio delle opposizione che lo precede, ma anche, a processo esecutivo iniziato, attraverso la sollecitazione del potere che è riconosciuto al giudice dell’esecuzione in tema di controllo dell’esistenza del titolo esecutivo.

(Federica Martini – f.martini@lascalaw.com)

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