Il regolamento di competenza va fatto valere in prima udienza

No all’appello proposto da società cancellata dal registro delle imprese in corso di causa

È inammissibile l’appello incidentale proposto in proprio dalla società cancellata dal registro delle imprese, in data anteriore alla stessa emissione della sentenza impugnata. È quanto emerge dalla sentenza 2001/2019 della Corte d’Appello di Napoli.

Si deve innanzi tutto rammentare che la cancellazione della società dal registro delle imprese ne produce l’estinzione, indipendentemente dall’esistenza di crediti insoddisfatti o di rapporti ancora non definiti (in tal senso, Cassazione civile, sez. un., 22/02/2010, n. 4060).

Tale pronuncia ha altresì chiarito che la norma trova applicazione anche alle cancellazioni iscritte prima del 1° gennaio 2004, (data di entrata in vigore della disciplina), precisando tuttavia che l’effetto estintivo si produce non già dalla iscrizione ma soltanto dal momento dell’entrata in vigore della nuova disciplina.

È stato altresì chiarito come il fenomeno dell’estinzione della società conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese riguardi tanto le società di capitali quanto le società di persone (sul punto, Cassazione civile, sez. I, 10/08/2015, n. 16638).

Occorre inoltre richiamare in questa sede i principi enucleati dalla Suprema Corte a Sezioni Unite nella sentenza n. 6070/2013: “1) in seguito alla riforma del diritto societario, attuata dal d.lgs. n. 6 del 2003, la cancellazione dal registro delle imprese estingue le società, ivi comprese anche le società di persone, quantunque non tutti i rapporti giuridici facenti capo alle stesse siano stati definiti;

2) qualora l’estinzione della società per sopravvenuta cancellazione della stessa dal registro delle imprese in pendenza di un processo non sia stata dichiarata o sia intervenuta in un momento in cui non sarebbe più stato possibile far constare l’evento, l’impugnazione della sentenza pronunciata nei riguardi della società deve provenire o essere indirizzata, a pena di inammissibilità, dai soci o nei confronti dei soci succeduti alla società estinta, da ciò conseguendo l’inammissibilità e non la nullità dell’impugnazione proposta da o contro una società cancellata dal registro delle imprese, poiché con la cancellazione essa perde la capacita di stare in giudizio”.

Necessario a questo punto porre l’attenzione su un autonomo profilo di inammissibilità della impugnazione incidentale effettuata nel caso di specie. Infatti, come precisato dalla Suprema Corte, con riferimento ad una ipotesi di cancellazione volontaria di società dal registro delle imprese effettuata in pendenza di un giudizio risarcitorio introdotto dalla società medesima, si deve presumere che la società “abbia tacitamente rinunciato alla pretesa relativa al credito, ancorché incerto ed illiquido, per la cui determinazione il liquidatore non si sia attivato, preferendo concludere il procedimento estintivo della società”. Da ciò consegue che “non si determini alcun fenomeno successorio nella pretesa “sub iudice”, sicché i soci della società estinta non sono legittimati ad impugnare la sentenza d’appello che abbia rigettato questa pretesa“(cfr. Cass. nn. 23269/2016, 15782/2016, 25974/2015).

Né si potrebbe invocare al riguardo in senso contrario quanto espresso in Cassazione civile, sez. I, 06/04/2018, n. 8582. Infatti, anche volendo escludere nel caso di specie la sussistenza di “una inequivoca volontà abdicativa della società” e dunque di “un comportamento inequivocabilmente inteso a rinunciare a quella azione” tale da far “venir meno l’oggetto stesso di una trasmissione successoria ai soci”, ciò comporterebbe unicamente il mancato venir meno in capo a questi ultimi dell’interesse alla decisione in un giudizio di accertamento di un credito sociale curato dal liquidatore prima di detta cancellazione ed in ogni caso la persistenza dell’interesse dei soci a determinare l’entità del rapporto giuridico facente capo all’ente estinto.

Si tratta dunque di un interesse dei soci correlato “quanto alle sopravvenienze attive”, all’ “acquisto in comunione…. dei diritti e beni non compresi nel bilancio finale di liquidazione”, e non dell’interesse della società ormai estinta, con conseguente inammissibilità dell’impugnazione proposta “in proprio” dalla predetta.

Per i motivi sopra esposti la Corte di Appello ha dunque dichiarato inammissibile l’appello incidentale proposto.

Corte d’Appello di Napoli, 11 aprile 2019, n. 2001

Edoardo Fracasso – e.fracasso@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Il recesso del socio di S.p.A. con durata superiore alla vita umana

Deve considerarsi illegittimo il recesso del socio da una S.p.A. la cui durata ecceda la vita umana,...

Corporate

Competenza del giudice ordinario per l'azione di responsabilità nelle società partecipate

Il danno al patrimonio di una società a partecipazione pubblica, conseguente alla c.d. mala gestio ...

Corporate

Il recesso del socio di S.p.A. con durata superiore alla vita umana

Determinate ipotesi di decadenza del sindaco (tanto quella “sanzionatoria” di cui agli artt. 240...

Corporate