La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

No alla sommatoria tra interessi corrispettivi e moratori e sì all’ammortamento alla francese

Con una recentissima pronuncia, il Tribunale di Milano, chiamato a statuire nell’ambito di usura e anatocismo in una operazione di mutuo ipotecario, ha ribadito la distinzione tra interessi corrispettivi ed interessi di mora censurandone la sommatoria, ed ha rimarcato l’assoluta legittimità del c.d. ammortamento alla francese.

In particolare, spiega il Giudice, “l’operazione di calcolo effettuata al fine di affermare il superamento del tasso soglia, cioè la somma fra la misura percentuale del tasso degli interessi corrispettivi e la misura percentuale prevista per gli interessi moratori, è errata sotto il profilo logico e matematico, perché in tal modo la parte ha sommato due entità tra loro eterogenee, che si riferiscono a basi di calcolo differenti”.

La ragione, risiede nel fatto che “il tasso corrispettivo si applica al debito capitale residuo, al fine di determinare la quota interessi della rata di ammortamento, mentre il tasso di mora si calcola sulla singola rata di ammortamento, nel caso in cui la stessa non sia pagata alla scadenza”.

Pertanto, prosegue il Giudice meneghino, “non è possibile sommare la misura percentuale degli interessi corrispettivi e quella degli interessi di mora”, “né può essere invocata a giustificazione la ben nota sentenza della Corte di Cassazione n. 350/2013, perché essa si è limitata ribadire che anche l’interesse di mora deve rispettare il limite del tasso soglia, di modo che occorre considerare la maggiorazione prevista per la mora quando il relativo tasso è costituito da uno spread applicato al tasso corrispettivo, ma non ha certo affermato che debba essere operata la somma delle misure percentuali del tasso corrispettivo e di quello di mora”.

In questa direzione, richiamando il D.L. n. 394/2000, conv. dalla Legge n. 24/2011, ha precisato che “si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge al momento in cui sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento” e che, ai sensi dell’art. 1815 c.c., “ove solo la pattuizione relativa agli interessi di mora sia nulla, in ragione della distinzione sopra rilevata, il vizio non si estende alla clausola di determinazione degli interessi corrispettivi”.

Peraltro, nel ribadire l’assoluta legittimità del piano di ammortamento alla francese nel caso sottoposto, ha spiegato che “In tale tipo di mutuo, al solo fine di determinare la misura delle rate costanti si fa uso di una formula di matematica finanziaria che utilizza anche l’interesse composto. (..) la quota interessi dovuta per ciascuna rata di ammortamento è calcolata applicando il tasso convenuto solo sul capitale residuo e ciò esclude ogni anatocismo”.

Sulla scorta delle predette considerazioni ha respinto la richiesta di C.T.U. contabile, in quanto “in queste condizioni avrebbe natura meramente esplorativa”.

Trib. Milano, Sez. IV, 08 marzo 2016, n. 3021

19 aprile 2016

 Alessandra Palermoa.palermo@lascalaw.com

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