Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Nessuna ripetizione, se il conto è aperto

Il correntista che agisca in giudizio nei confronti di un istituto di credito con il quale intrattiene un rapporto di conto corrente ancora in essere, non può avanzare nessuna domanda di ripetizione.

Così ha statuito il Tribunale di Benevento, conformandosi all’orientamento giurisprudenziale ormai predominante in materia.

Si legge, infatti, in sentenza: “L’azione di ripetizione di indebito non è proponibile dal correntista fin quando non sia avvenuta la chiusura dei conti in relazione ai quali ha agito in giudizio, non potendosi configurare, sino ad allora, dei pagamenti aventi natura solutoria di cui chiedere la restituzione (a meno che, ovviamente, non si dimostri che sono stati effettuati, nel corso del rapporto, pagamenti di tale natura). In altri termini, se non si ha un pagamento non si potrà certo ripetere ciò che non si è mai pagato”.

L’unica azione ammessa in tale ipotesi è, di conseguenza, quella di mero accertamento negativo. Peraltro, con riferimento a tale azione, il Giudice ha ribadito come l’onere della prova gravi su parte attrice, che è tenuta a produrre tutta la documentazione contabile.

In tal senso: “qualora, invece, sia il correntista ad agire in ripetizione o comunque per l’accertamento del dovuto, la ricostruzione dei rapporti di dare/avere – sulla base del contratto prodotto in atti dal correntista – va circoscritta al periodo in relazione al quale risultano prodotti gli estratti conto, senza potere muovere dal saldo zero in caso di un primo estratto conto a debito per il cliente (cfr. Cass. n. 9201/2015Trib. Bari n. 591/2015; App. Milano 6/12/2012, Trib. Nocera Inferiore 29/1/2013, Trib. Bari sez. dist. Monopoli 17/11/2011). Dunque, se il correntista agisce in giudizio contro la Banca, ha l’onere, innanzitutto, di produrre il contratto, e, in mancanza, la relativa domanda deve essere rigettata”.

Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com

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