Prelievi in conto corrente: non basta essere cointestatari

Nessuna nullità, se la prova non si dà

Anche il Tribunale di Vicenza ha escluso la nullità delle fideiussioni omnibus bancarie per violazione della disciplina antitrust e, segnatamente, dell’art. 2 della Legge n. 287/1990, in assenza della duplice prova dell’effettiva intesa anticoncorrenziale illecita e del concreto danno subito.

Si ricorda preliminarmente come la summenzionata disposizione normativa vieti le intese tra imprese che abbiano per oggetto o per effetto quello di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all’interno del mercato nazionale attraverso attività consistenti, tra l’altro, nel “fissare direttamente o indirettamente prezzi di acquisto o di vendita ovvero altre condizioni contrattuali”.

Passando al caso in commento, il motivo di contestazione portato all’attenzione del Giudicante riguardava nello specifico l’asserita conformità della garanzia fideiussoria dedotta in causa allo schema di contratto predisposto dall’ABI nell’ottobre del 2002 ed oggetto di parziale censura da parte della Banca d’Italia con il provvedimento n. B423 del 2 maggio 2005.

In particolare, le clausole criticate dall’Organo di Vigilanza erano quelle relative a: i) la reviviscenza della fideiussione in caso di annullamento, inefficacia o revoca del pagamento effettuato; ii) la deroga all’art. 1957 c.c., che impone l’onere in capo al creditore di attivarsi giudizialmente nei confronti del debitore principale entro sei mesi dalla scadenza dell’obbligazione; iii) la sopravvivenza della fideiussione in caso di invalidità dell’obbligazione principale.

A sostegno della domanda di declaratoria della nullità, veniva poi menzionata la nota ordinanza della Corte di Cassazione n. 29810 del 12.12.2017, che vasta eco ha avuto sul tema.

Il Tribunale vicentino, pur consapevole dell’orientamento tratto da tale provvedimento dei giudici di legittimità, ha tuttavia respinto le richieste formulate dal fideiussore, rilevando come non fosse sufficiente per quest’ultimo limitarsi a dedurre la mera conformità del contratto da lui sottoscritto con lo schema negoziale oggetto di critica.

Nell’affermare quanto sopra, il Giudice di merito ha altresì richiamato la successiva recentissima ordinanza n. 30818 del 28 novembre 2018, con cui la Suprema Corte ha chiarito come il fideiussore, al fine di ottenere un provvedimento favorevole, debba fornire prova sia dell’effettiva, attuale e perdurante esistenza di un comportamento collusivo antitrust (e che quindi le clausole negoziali siano state il frutto di una specifica intesa e non il mero utilizzo reiterato di modelli ormai consolidatisi sul mercato), sia del fatto che tale comportamento abbia concretamente arrecato un danno risarcibile.

Degno di nota, infine, l’appunto del Giudice vicentino che ha rilevato l’ulteriore mancato assolvimento dell’onere probatorio da parte del fideiussore per non aver depositato in causa il menzionato provvedimento della Banca d’Italia n. B423 del 2 maggio 2005, non applicandosi nei confronti di quest’ultimo il principio iura novit curia.

Per un ulteriore approfondimento, il tema è stato trattato nell’articolo “Fideiussione e normativa antitrust: la prova dell’uniformità della condotta” e in IusTrend: “Fideiussioni bancarie sotto accusa. Una lettura critica dell’ordinanza n. 29810/2017 della Suprema Corte“.

Tribunale di Vicenza, 20 febbraio 2019, n. 414

Domenico Lancellotta – d.lancellotta@lascalaw.com

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